Mazinga Z: il capostipite dei robottoni che arrivò in ritardo

Mazinga Z, il papà dei robottoni anni 80: l'anime che inventò il genere mecha e aprì la strada a Goldrake e tutti gli altri.

Mazinga Z: il capostipite dei robottoni che arrivò in ritardo

Era il 21 gennaio 1980 quando su Rete Uno, alle ore 17:30, debuttava nel contenitore "3,2,1... Contatto!" quello che sarebbe diventato il padre di tutti i robot giganti della televisione italiana.

Mazinga Z, trasmesso dal lunedì al giovedì per quattro episodi settimanali, portava nelle case degli italiani l'epopea di Rio Kabuto (Koji nell'originale giapponese) e del suo possente robot alto venti metri costruito in superlega Z. Paradossalmente, quello che in Italia divenne il capostipite dei robottoni era arrivato per ultimo.

La serie, creata da Go Nagai nel 1972 e trasmessa in Giappone su Fuji Television dal 3 dicembre 1972 al 1° settembre 1974 per 92 episodi, era già stata preceduta nel nostro paese da Goldrake (1978) e Il Grande Mazinga (1979). Una cronologia ribaltata che confuse intere generazioni di bambini, che si ritrovarono a vedere prima il "nipote" e poi il "nonno" di quella dinastia robotica.

La Rai acquistò solo 51 dei 92 episodi originali, probabilmente per questioni di costi o per le polemiche che montavano sui cartoni animati giapponesi. Gli episodi trasmessi furono anche pesantemente tagliati: le scene iniziali con i piani del Dottor Hell venivano sistematicamente eliminate, riducendo ogni puntata da 22 a circa 19 minuti.

Una censura preventiva che impoverì la narrazione ma non riuscì a fermare il fenomeno. La sigla italiana "Mazinga Z", scritta da Dino Verde e cantata dai Pandemonium sotto lo pseudonimo Galaxy Group, divenne immediatamente iconica. "Quando udrai un fragor a mille decibel, su dal ciel piomberà Mazinger" entrava nelle case con la potenza di un Rocket Punch, accompagnata dalle spettacolari sequenze animate originali giapponesi.

Curiosamente, nel testo il robot veniva chiamato sia Mazinga che Mazinger, creando una piccola confusione terminologica che è rimasta nella memoria collettiva. La serie narrava le avventure di Rio, nipote del geniale scienziato Juzo Kabuto, che alla sua morte gli lasciò in eredità il robot più potente mai costruito.

Con il suo Jet Pilder, Rio si connetteva alla testa di Mazinga Z per combattere i mostri meccanici del malvagio Dottor Hell, scopritore dell'antica civiltà di Micene sull'isola di Bardos. Al suo fianco combatteva Sayaka Yumi (doppiata da Liliana Sorrentino) a bordo di Afrodite A, primo robot femminile della storia dell'animazione.

Dopo appena due mesi di programmazione, il 20 marzo 1980, Mazinga Z sparì improvvisamente dai palinsesti Rai, sostituito da "I prigionieri delle pietre". La serie tornò solo in settembre per concludersi definitivamente, lasciando milioni di spettatori con il fiato sospeso e senza vedere gli episodi finali che collegavano direttamente la storia al Grande Mazinga.

Quello che non tutti sanno

Mazinga Z arrivò in Italia dalla Spagna e non direttamente dal Giappone, ma contrariamente a quanto si credeva per anni, il nome "Rio" invece di "Koji" fu un'invenzione italiana e non spagnola, poiché nell'edizione iberica il protagonista mantenne il nome originale. La sigla italiana fu registrata nel 1979, un anno prima della messa in onda, e fu interpretata da Vincenzo Polito come voce principale, con Mariano Perrella (voce grave) e Angelo Giordano (voce acuta) ai cori, tutti membri dei Pandemonium che usarono lo pseudonimo "Galaxy Group".

Il singolo discografico fu pubblicato dalla Meeting Records con due versioni diverse: nella prima il titolo era "Mazinga Z", nella seconda divenne "Mazinger Z" sulla copertina ma "Mazingher Z" sull'etichetta. Il lato B conteneva "Figli di Giove", brano strumentale di Detto Mariano che venne poi riutilizzato come base per la sigla di Astroganga.

Go Nagai ebbe l'idea di Mazinga Z mentre era bloccato nel traffico di Tokyo, immaginando cosa sarebbe successo se la sua auto avesse potuto estrarre braccia e gambe giganti per scavalcare gli altri veicoli. Gli episodi inediti furono doppiati solo nel 2015 e trasmessi sulla rete a pagamento Man-ga, completando la serie esattamente 36 anni dopo la prima messa in onda del primo episodio.