Matia Bazar: eleganza elettronica e poesia pop tra due decenni d’oro

Negli anni ’80, la musica italiana stava cambiando pelle. I suoni diventavano sintetici, i testi più visionari, le atmosfere più internazionali. In questo panorama, i Matia Bazar furono tra i pochi a unire la raffinatezza musicale degli anni ’70 con le sperimentazioni avveniristiche degli anni ’8...

Matia Bazar: eleganza elettronica e poesia pop tra due decenni d’oro

Negli anni ’80, la musica italiana stava cambiando pelle. I suoni diventavano sintetici, i testi più visionari, le atmosfere più internazionali.

In questo panorama, i Matia Bazar furono tra i pochi a unire la raffinatezza musicale degli anni ’70 con le sperimentazioni avveniristiche degli anni ’80, diventando un punto di riferimento per chi cercava qualcosa di più della classica canzone pop. Il gruppo nacque a Genova nel 1975 da un’idea di Piero Cassano, Carlo Marrale e Aldo Stellita, con la voce angelica di Antonella Ruggiero, ex componente del gruppo Jet.

Il nome "Matia", in genovese, significa "matta", soprannome affettuoso della Ruggiero, e fu subito chiaro che quel nome avrebbe rappresentato una proposta fuori dagli schemi. Nei primi anni, i Matia Bazar regalarono pezzi dolci e sofisticati come Solo tu (1977), Per un’ora d’amore (1975), Mister Mandarino (1978), che univano melodie raffinate a testi colti e sonorità quasi prog.

Ma fu negli anni ’80 che la band spiccò il volo verso una nuova dimensione sonora, grazie anche all’uso audace dei sintetizzatori e all’impronta di Aldo Stellita nei testi, sempre più enigmatici e suggestivi. Nel 1983 vinsero il Festival di Sanremo con Vacanze romane, brano che rappresenta uno dei vertici della musica italiana anni ’80: una fusione perfetta tra nostalgia, elettronica e bellezza melodica.

L’intro glaciale del synth, la voce intensa della Ruggiero e il testo che evocava l’Italia del passato colpì il cuore del pubblico, aprendo una fase d’oro per il gruppo. A seguire arrivarono altri successi indimenticabili: Ti sento (1985), che esplose anche nelle classifiche europee, Souvenir (1985), Noi (1986) e Dedicato a te (1987).

Ogni brano era una piccola architettura sonora, con arrangiamenti curati, armonie non convenzionali e un’estetica quasi futurista. I Matia Bazar non volevano inseguire le mode: volevano crearle.

Oltre alla qualità musicale, c’era anche un’immagine forte e mai banale: Antonella Ruggiero vestita con abiti teatrali e acconciature avanguardiste, lo stile visivo nei videoclip e nei concerti che lasciava sempre il segno. La loro musica era fatta per chi ascoltava, non solo per chi ballava.

Con il passaggio agli anni ’90, il gruppo cambiò formazione e stile, ma l’eco dei loro anni migliori non si è mai spento.

Quello che non tutti sanno

I Matia Bazar furono tra i primi in Italia a usare il Fairlight CMI, un costosissimo campionatore digitale utilizzato anche dai grandi nomi internazionali come Peter Gabriel e Kate Bush. La loro Ti sento fu uno dei pochissimi brani italiani degli anni ’80 a entrare nella Top Ten in Germania, Francia, Belgio e Paesi Bassi, vendendo oltre un milione di copie in Europa.

Inoltre, Aldo Stellita, il bassista e autore dei testi, era una mente visionaria: scriveva canzoni come se fossero piccoli racconti surrealisti, ispirandosi spesso al cinema d’autore e alla letteratura futurista. E un fatto curioso: Vacanze romane fu inizialmente rifiutata da diverse etichette perché “troppo difficile”, prima di diventare un classico assoluto della canzone italiana.