Mai dire Gol: quando il calcio divenne uno show comico nazionale
A partire dal 18 novembre 1990, Mai dire Gol trasformò per sempre il modo di raccontare lo sport in televisione. Nata come una costola di Mai dire Banzai e trasmessa su Italia 1 ogni domenica sera, la trasmissione fece irruzione nel palinsesto con una formula semplice ma rivoluzionaria: prendere ...
A partire dal 18 novembre 1990, Mai dire Gol trasformò per sempre il modo di raccontare lo sport in televisione. Nata come una costola di Mai dire Banzai e trasmessa su Italia 1 ogni domenica sera, la trasmissione fece irruzione nel palinsesto con una formula semplice ma rivoluzionaria: prendere sul serio solo le cose divertenti del calcio.
Con la voce inconfondibile della Gialappa’s Band – trio formato da Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci – il programma divenne rapidamente un cult per tutta la famiglia. Il format era basato su una rassegna ironica e commentata dei momenti più assurdi e imbarazzanti del campionato di Serie A, dai gol sbagliati ai portieri distratti, dalle interviste fuori controllo agli errori arbitrali più incredibili.
I tre della Gialappa’s, rigorosamente fuori campo, montavano ogni filmato con voci fuori sincro, effetti sonori ridicoli e commenti al vetriolo, creando una comicità intelligente e dissacrante, capace di far ridere anche chi non seguiva il calcio. Con il passare delle stagioni, Mai dire Gol si arricchì di nuove rubriche, parodie e soprattutto personaggi comici che entrarono nell’immaginario collettivo: da Teo Teocoli nei panni del mitico Peo Pericoli al “Conduttore Serio” di Fabio De Luigi, da Maccio Capatonda con i suoi trailer improbabili a Marcello Cesena con l’indimenticabile Sensualità a Corte.
E poi Luciana Littizzetto, Aldo Giovanni e Giacomo, Paola Cortellesi, Elio e le Storie Tese: una vera fucina di talenti che oggi sono tra i volti più noti dello spettacolo italiano. Il bello di Mai dire Gol era che ti faceva ridere della domenica sportiva con occhi diversi.
Ogni calciatore, ogni allenatore, ogni telecronista poteva diventare, inconsapevolmente, protagonista di una gag. E i tormentoni lanciati dalla Gialappa’s – “Come gioca male questa squadra!”, “Taaaaaac!”, “Ma cosa fa?!” – si trasformarono in linguaggio quotidiano per un’intera generazione.
Il programma ebbe diverse edizioni: quella domenicale classica (1990–1997), la versione del lunedì (Mai dire Gol del Lunedì, 1996–2001), e vari spin-off come Mai dire Champions e Mai dire Domenica. Ogni appuntamento era un momento di relax, un balsamo ironico sulle tensioni del tifo calcistico, che univa allo stesso tavolo juventini, milanisti, interisti e tifosi di provincia, pronti a ridere insieme.
Quello che non tutti sanno
La prima puntata di Mai dire Gol fu trasmessa quasi in sordina e durava solo pochi minuti, inserita all’interno del programma Galagol. Fu solo dal 1992, con l’arrivo di Teocoli e Gene Gnocchi, che il programma esplose in popolarità.
Inizialmente, molti dirigenti sportivi cercarono di boicottarlo: alcuni club vietarono ai giornalisti di Italia 1 di accedere agli stadi, infastiditi dall’ironia pungente della Gialappa’s. Ma con il tempo, anche i più restii iniziarono a partecipare al gioco, e alcuni allenatori (come Zeman e Mazzone) finirono per diventare beniamini del pubblico proprio grazie al programma.
Inoltre, Mai dire Gol è stato il primo show televisivo italiano a costruire una narrazione comica continua basata su spezzoni reali di altri programmi: un precursore assoluto del linguaggio dei meme e dei video virali di oggi.