Lo schermo dei sogni: quando i televisori a colori entrarono nelle case italiane
Gli anni '80 rappresentarono la vera rivoluzione cromatica nelle case italiane. Dopo che il 1° febbraio 1977 la Rai aveva ufficializzato l'arrivo del colore nella televisione italiana, il decennio successivo vide finalmente la diffusione di massa dei televisori a colori, trasformando per sempre i...
Gli anni '80 rappresentarono la vera rivoluzione cromatica nelle case italiane. Dopo che il 1° febbraio 1977 la Rai aveva ufficializzato l'arrivo del colore nella televisione italiana, il decennio successivo vide finalmente la diffusione di massa dei televisori a colori, trasformando per sempre il modo di vivere il salotto di casa.
Nei primi anni '80, possedere un televisore a colori era ancora un lusso per pochi. I prezzi erano proibitivi: tra le 470.000 lire per un modello da 23 pollici fino alle 1.040.000 lire per quelli extra deluxe da 25 pollici.
Considerando che uno stipendio medio oscillava tra le 80.000 e le 120.000 lire mensili, acquistare una TV a colori richiedeva un investimento pari a 4-8 mensilità, senza contare l'aumento del canone Rai per chi possedeva apparecchi a colori. Il mercato era dominato da marche europee e giapponesi.
Philips, il colosso olandese, mantenne la leadership per tutto il decennio, seguita dai televisori italiani Mivar che nel 1988 raggiunsero il 12% di quota di mercato con 300.000 apparecchi a colori prodotti. Sony rivoluzionò il settore con la tecnologia Trinitron, introdotta nel 1968 ma perfezionata negli anni '80: questi schermi offrivano una luminosità superiore del 25% rispetto alla concorrenza e divennero il simbolo dell'eccellenza televisiva.
Altre marche protagoniste furono Grundig, Saba, Telefunken, Nordmende dalla Germania, insieme alle italiane Seleco, Brionvega, Indesit e Autovox. I modelli andavano dai 12 pollici portatili ai giganteschi 28-30 pollici, veri e propri mobili che dominavano il salotto.
La seconda metà degli anni '80 segnò la democratizzazione della TV a colori. I prezzi iniziarono a scendere grazie alla produzione di massa e alla concorrenza asiatica.
Marche giapponesi come Sony, Panasonic e Sharp, insieme ai sudcoreani Samsung, iniziarono a conquistare quote di mercato con prodotti tecnologicamente avanzati ma più accessibili. Le famiglie italiane, conquistate dalle trasmissioni a colori di "Drive In", "Pronto Raffaella" e i primi cartoni animati giapponesi, iniziarono a considerare il televisore a colori non più un lusso ma una necessità.
I negozi di elettrodomestici offrivano pagamenti rateali e promozioni speciali per facilitare l'acquisto. Verso la fine del decennio, la TV a colori era presente nella maggioranza delle case italiane.
I modelli si arricchirono di funzioni innovative: telecomandi a infrarossi, stereofonìa, modalità PIP (picture in picture) per vedere due canali contemporaneamente, e i primi esperimenti di TV digitale. Gli anni '80 trasformarono definitivamente il televisore da semplice elettrodomestico a centro dell'intrattenimento domestico, conquistando il posto d'onore nel salotto e modificando per sempre le abitudini familiari degli italiani.
Quello che non tutti sanno
Sony vinse un Emmy Award nel 1973 per la tecnologia Trinitron, che utilizzava un sistema di "aperture grille" invece del tradizionale "shadow mask", tagliando solo il 25% del segnale luminoso contro l'85% dei sistemi precedenti. Nel 1976 esistevano in Italia oltre 40 marche diverse di televisori a colori, molte delle quali totalmente sconosciute oggi: Alltechnik, Galaxi, Nuclear Radio, Phoenix, Ultravox, Zoppas.
Il tubo catodico più grande mai prodotto fu un Loewe da 40 pollici che pesava 100 chilogrammi. Molte famiglie italiane, non potendo permettersi una TV a colori, acquistavano per 1.990 lire un foglio di plastica colorata da applicare sullo schermo in bianco e nero: aveva tre fasce orizzontali (azzurra in alto, rossa al centro, verde in basso) che simulava il colore solo per scene di paesaggi.
Philips nel 1972 propose alla RAI un sistema di trasmissione completamente italiano chiamato ISA (Identificazione a Soppressione Alternata) per evitare i costi di licenza di PAL e SECAM, ma il progetto fu abbandonato. La produzione dei CRT cessò definitivamente nel 2008, dopo 40 anni di regno incontrastato nei salotti di tutto il mondo.