Live Aid: sedici ore che fermarono il mondo davanti alla TV
Il 13 luglio 1985 alle ore 12:00 precise, al Wembley Stadium di Londra, gli Status Quo attaccarono le prime note di "Rockin' All Over the World" dando il via al più grande evento musicale della storia. Erano le 12:00 GMT quando iniziò quella che sarebbe diventata una maratona di 16 ore ininterrot...
Il 13 luglio 1985 alle ore 12:00 precise, al Wembley Stadium di Londra, gli Status Quo attaccarono le prime note di "Rockin' All Over the World" dando il via al più grande evento musicale della storia. Erano le 12:00 GMT quando iniziò quella che sarebbe diventata una maratona di 16 ore ininterrotte che avrebbe tenuto incollati ai teleschermi quasi 2 miliardi di persone in 150 paesi diversi.
Un evento senza precedenti che trasformò per sempre il concetto di solidarietà globale attraverso la musica. L'idea nacque dalla mente di Bob Geldof dei Boomtown Rats e Midge Ure degli Ultravox, scossi dalle immagini della carestia etiope che dal 1983 devastava il Corno d'Africa.
Dopo il successo del singolo natalizio "Do They Know It's Christmas?" registrato nel dicembre 1984 con il supergruppo Band Aid, i due organizzatori decisero di alzare l'asticella con un evento che avrebbe dovuto essere irripetibile. E lo fu davvero: Geldof promise agli artisti che sarebbe stato un evento unico, tanto che ordinò la distruzione di gran parte delle registrazioni originali.
Due palcoscenici separati da un oceano ma uniti dalla stessa causa: il Wembley Stadium di Londra con 72.000 spettatori e il John F. Kennedy Stadium di Philadelphia con 90.000 persone.
Il collegamento satellitare permise per la prima volta nella storia di creare un evento musicale veramente globale, con il 95% delle televisioni mondiali sintonizzate simultaneamente sullo stesso programma. A Philadelphia il concerto iniziò alle 13:51 ora locale (8:51 AM Eastern Time) e si concluse alle 04:05, quando a Wembley erano già le 22:00 di sera.
La scaletta fu un concentrato della migliore musica dell'epoca: oltre agli Status Quo che aprirono le danze, si susseguirono Spandau Ballet, Joan Baez, Elvis Costello, Paul Young, Alison Moyet, Bryan Adams, Dire Straits, David Bowie, Wham!, Elton John, Madonna, Duran Duran, The Who, Paul McCartney e decine di altri. Per molte band fu l'occasione di reunion storiche: i Led Zeppelin si riunirono dopo anni per l'evento, così come Black Sabbath, Crosby, Stills, Nash & Young e The Who.
Il momento più leggendario rimane l'esibizione dei Queen alle 18:41 al Wembley Stadium. Freddie Mercury, vestito semplicemente con jeans e canottiera bianca, trascinò per 20 minuti tutto lo stadio in un crescendo di emozioni che culminò con "We Are the Champions".
La loro performance, votata nel 2005 come la migliore di tutti i tempi, dimostrò come la pura energia musicale potesse ipnotizzare milioni di persone senza bisogno di effetti speciali. Come dichiarò Elton John: "Quel giorno Freddie Mercury ha rubato la scena a tutti".
Phil Collins riuscì nell'impresa di esibirsi su entrambi i palcoscenici: dopo l'esibizione londinese, volò con il Concorde della British Airways verso Philadelphia, diventando l'unico artista presente in entrambe le location. Durante il volo incontrò casualmente Cher, che convinse a unirsi al finale corale di "We Are the World" nonostante non fosse stata inizialmente invitata.
Tra gli altri momenti memorabili, la reunion di Mick Jagger con Tina Turner, l'apparizione di una giovanissima Madonna presentata da Bette Midler, e il ritorno sul palco di Teddy Pendergrass, paralizzato dalla vita in giù dal 1982. L'evento raccolse inizialmente circa 40-50 milioni di sterline, cifra che negli anni è cresciuta fino a raggiungere i 150 milioni di sterline totali.
Tra gli spettatori illustri c'erano il Principe Carlo e Lady Diana al Wembley Stadium. La serata si concluse con i due inni contro la fame: "Do They Know It's Christmas?" a Londra e "We Are the World" a Philadelphia, creando un finale corale che unì simbolicamente i due continenti nella stessa causa umanitaria.
Quello che non tutti sanno
Il Live Aid fu tecnicamente il primo evento televisivo veramente globale della storia, ma pochi sanno che la sua realizzazione fu resa possibile da una coincidenza tecnologica straordinaria. Nel 1985 si verificò un allineamento perfetto di diversi satelliti geostazionari che permise di coprire simultaneamente Europa, Nord America, Africa, Asia e Oceania con un unico segnale televisivo, una configurazione che non si era mai verificata prima e che non si sarebbe ripetuta per altri due anni.
Bob Geldof scoprì questa finestra temporale solo tre settimane prima dell'evento, quando la BBC gli comunicò che era l'unica data possibile per garantire la copertura mondiale. Inoltre, la famosa interruzione del collegamento durante "My Generation" dei The Who non fu causata da problemi tecnici, ma da un sovraccarico delle centraline telefoniche per le donazioni: in quei precisi minuti stavano arrivando oltre 300 chiamate al secondo dai telespettatori di tutto il mondo, un numero che mandò in tilt il sistema telefonico britannico.
Infine, la decisione di trasmettere i video dei bambini etiopi tra le performance fu presa in tempo reale da Geldof quando si accorse che dopo 4 ore le donazioni non raggiungevano gli obiettivi: quel video con la canzone "Drive" dei The Cars in sottofondo fece schizzare le donazioni da 1 milione a 8 milioni di sterline in sole due ore.