LEGO: i mattoncini colorati che hanno costruito i nostri sogni
Negli anni ’80 e ’90, c’era un suono inconfondibile: quello dei mattoncini LEGO che si rovesciavano sul pavimento, seguiti da ore di silenziosa concentrazione, litigi tra fratelli per trovare “quello piatto da due” e capolavori architettonici costruiti sull’intuizione del momento. I LEGO non eran...
Negli anni ’80 e ’90, c’era un suono inconfondibile: quello dei mattoncini LEGO che si rovesciavano sul pavimento, seguiti da ore di silenziosa concentrazione, litigi tra fratelli per trovare “quello piatto da due” e capolavori architettonici costruiti sull’intuizione del momento. I LEGO non erano solo giocattoli.
Erano un mondo in miniatura, un modo per esplorare la creatività, la logica, l’immaginazione, senza limiti. E per molti bambini, erano anche un primo approccio all’arte, all’ingegneria, alla narrazione.
Nati in Danimarca nel 1932 come azienda produttrice di giocattoli in legno, i LEGO (dal danese Leg Godt, che significa “gioca bene”) iniziarono la loro rivoluzione nel 1958, quando venne brevettato il celebre mattoncino ad incastro. Ma fu negli anni ’80 che il marchio raggiunse un successo globale e divenne un punto fermo nei giochi di ogni bambino italiano.
I set erano semplici ma geniali. Si partiva da costruzioni base: casette, camion dei pompieri, veicoli spaziali, ma con il tempo arrivarono le prime vere saghe: LEGO Space, LEGO Castle, LEGO Pirates.
Ognuno aveva i suoi personaggi, i suoi scenari, i suoi piccoli dettagli curati maniacalmente. E per i più piccoli c’erano i LEGO Duplo, con pezzi più grandi e colorati, perfetti per le mani inesperte dei bimbi in età prescolare.
Montare un set seguendo il libretto era un piacere. Ma smontarlo per costruire qualcosa di nuovo, di proprio, era la vera magia.
Con i LEGO si poteva essere architetti, meccanici, astronauti, inventori. Bastavano un po’ di tempo, un pavimento libero e tanta fantasia.
E quando si calpestava un mattoncino a piedi nudi… anche quello era parte del gioco. Nelle camerette di quegli anni, spesso c’erano intere città LEGO costruite su tavole di legno, dove ogni mattoncino aveva un valore, ogni omino una storia.
Le minifigure con faccine sorridenti, le spade dei cavalieri, le vele dei pirati, i radar degli astronauti: ognuno custodiva un ricordo. I LEGO erano anche scambio e collaborazione: si prestavano, si univano i set tra amici, si organizzavano sfide.
E negli anni ’90, con l’arrivo dei LEGO Technic, il gioco si fece più serio: ingranaggi, pistoni, ruote dentate… un piccolo laboratorio di ingegneria.
Quello che non tutti sanno
Il brevetto del mattoncino LEGO è ancora oggi alla base della compatibilità tra tutti i pezzi, anche quelli prodotti 40 anni fa. Negli anni ’80, l’Italia era uno dei mercati principali del brand, con punti vendita dedicati e pubblicità martellanti su “Bim Bum Bam” e “Ciao Ciao”.
I primi set “a tema” arrivarono nel 1978 con la serie Town, ma fu nel 1989, con LEGO Pirates, che nacque la narrazione visiva dentro le scatole. Ogni confezione veniva fotografata in veri diorami, e i bambini spesso cercavano di ricreare quelle scene.
I LEGO sono anche oggetto di culto tra gli adulti: il movimento AFOL (Adult Fans of LEGO) è nato ufficialmente nel 1995 e oggi conta milioni di appassionati nel mondo. Alcuni set vintage, come il Galaxy Explorer del 1979 o il Black Seas Barracuda del 1989, sono oggi venduti a migliaia di euro nelle aste online.