Le lettere scritte a mano: tra inchiostro e francobolli
Negli anni Ottanta e Novanta, prima che l'era digitale travolgesse ogni forma di comunicazione, esisteva un rituale magico che scandiva le giornate di milioni di italiani: scrivere lettere a mano e spedirle per posta. Era un'epoca in cui l'attesa aveva ancora un valore, quando ricevere corrispond...
Negli anni Ottanta e Novanta, prima che l'era digitale travolgesse ogni forma di comunicazione, esisteva un rituale magico che scandiva le giornate di milioni di italiani: scrivere lettere a mano e spedirle per posta. Era un'epoca in cui l'attesa aveva ancora un valore, quando ricevere corrispondenza trasformava un giorno qualunque in una piccola festa.
Le cartolerie erano templi della comunicazione scritta. Tra gli scaffali si potevano trovare raffinati set di carta da lettere profumata, buste coordinate dai colori pastello e penne stilografiche che trasformavano ogni parola in calligrafia.
Le ragazze sceglievano carta azzurra o rosa con piccoli fiori stampati, mentre i ragazzi preferivano i toni neutri del bianco o del beige. Il fenomeno degli "amici di penna" raggiunse il suo apice proprio in questi decenni.
Riviste come "Cioè", "Big" e "Dolly" pubblicavano intere sezioni dedicate agli annunci di giovani che cercavano corrispondenti. "Cercasi amica di penna per scambio foto e confidenze" era una delle frasi più ricorrenti, seguita dall'indirizzo scritto in stampatello e dall'età del mittente. Scrivere una lettera richiedeva tempo, riflessione e cura.
Non esisteva il tasto "cancella": ogni parola doveva essere pensata, ogni frase costruita con attenzione. Gli errori si correggevano con il bianchetto o, per i più raffinati, riscrivendo l'intera pagina.
Era un esercizio di pazienza che educava al pensiero strutturato e alla bellezza dell'espressione scritta. L'ufficio postale rappresentava il cuore pulsante di questo sistema comunicativo.
Le file per comprare francobolli, spedire raccomandate o ritirare pacchi erano luoghi di socializzazione dove si incontravano vicini di casa e si scambiavano quattro chiacchiere. I postini erano figure rispettate e conosciute, che distribuivano non solo corrispondenza ma anche notizie del quartiere.
Il momento più emozionante era l'arrivo della posta. Il suono delle chiavi nella cassetta delle lettere, il fruscio delle buste che scivolavano nella fessura, la corsa alle scale per controllare se c'era qualcosa indirizzato a noi.
Riconoscere la calligrafia di un amico lontano o di un parente era come ritrovare un volto familiare in mezzo alla folla. Le lettere d'amore erano vere opere d'arte: pagine e pagine scritte con inchiostro blu o nero, spesso accompagnate da disegnini, cuoricini e piccoli pensieri romantici.
Si conservavano gelosamente in scatole di latta o cassetti segreti, rilette infinite volte fino a consumare la carta. Erano la testimonianza tangibile di un sentimento, qualcosa da toccare e da custodire.
La domenica era il giorno dedicato alla corrispondenza familiare. Genitori e nonni si sedevano al tavolo della cucina per scrivere ai parenti emigrati, aggiornandoli sui piccoli eventi quotidiani che tenevano unite le famiglie separate dalla distanza.
Le lettere viaggiavano dalla Sicilia al Nord Italia, dall'Italia all'America, portando con sé il profumo di casa e la nostalgia dei luoghi lasciati.
Quello che non tutti sanno
Il servizio postale italiano negli anni Ottanta gestiva oltre 6 miliardi di lettere all'anno, con un picco di 6,8 miliardi nel 1987. Una singola lettera impiegava mediamente 2-3 giorni per viaggiare da una città all'altra d'Italia, mentre per l'estero i tempi variavano da 5 a 15 giorni.
Il francobollo ordinario costava 300 lire nel 1980 e raggiunse le 750 lire nel 1990, ma esistevano anche francobolli speciali commemorativi che diventavano oggetti da collezione. Il termine "amico di penna" deriva dall'inglese "pen pal" e il fenomeno coinvolgeva circa 2 milioni di italiani, soprattutto teenager.
Curiosamente, Poste Italiane aveva istituito un servizio speciale chiamato "Lettere d'amore" che garantiva la consegna il giorno di San Valentino con un francobollo rosa a forma di cuore, venduto solo in quel periodo dell'anno.