Le caramelle a ciuccio: simbolo zuccherino dell’infanzia anni ’80 e ’90

Negli anni ’80 e ’90, bastava una moneta da 100 lire (poi 200, poi 500…) per comprare un pezzetto di felicità. Tra le mille delizie che riempivano i bar, i distributori automatici e le cartolerie trasformate in minimarket dei desideri, le caramelle a forma di ciuccio occupavano un posto speciale....

Le caramelle a ciuccio: simbolo zuccherino dell’infanzia anni ’80 e ’90

Negli anni ’80 e ’90, bastava una moneta da 100 lire (poi 200, poi 500…) per comprare un pezzetto di felicità. Tra le mille delizie che riempivano i bar, i distributori automatici e le cartolerie trasformate in minimarket dei desideri, le caramelle a forma di ciuccio occupavano un posto speciale.

Dure, coloratissime, dolcissime fino a far venire sete: erano un must per ogni bambino, un piccolo trofeo da sfoggiare e da gustare lentamente. Il nome non ufficiale, ma più diffuso tra i bambini, era semplicemente “ciuccio” o “lecca lecca a ciuccio”.

La forma richiamava ovviamente quella del succhiotto da neonato, ma con un significato completamente ribaltato: non più simbolo di infanzia da lasciare, ma dolce tentazione da rivendicare con orgoglio. Ogni bambino lo teneva in bocca come se fosse un oggetto magico: non si mordeva subito, si assaporava con lentezza, facendo durare il piacere il più a lungo possibile.

Il colore variava: rosso ciliegia, arancio, verde mela, blu misterioso. Spesso lasciava tracce sulle labbra e sulla lingua, trasformandoci in piccoli mostriciattoli dai denti colorati.

C’era chi li portava in tasca avvolti in carta appiccicosa, chi li infilava in cartelle, chi ne collezionava per regalarli agli amici o per conquistarne qualcuno… Si trovavano ovunque: nelle macchinette con la leva e la cupoletta trasparente, dove una rotazione ti regalava il tuo premio; nei sacchetti misti delle feste di compleanno; oppure appesi in file ordinate nei chioschi estivi. Alcune varianti erano fluorescenti, altre avevano gusto frizzante e alcune, più rare, erano perfino aromatizzate artificialmente al cola o al limone chimico.

Il ciuccio-caramella era anche un oggetto socializzante. Durante la ricreazione, scambiarseli o offrirne uno era un gesto di amicizia.

E se ne cadeva uno per terra… dramma assoluto. Un attimo prima eri il re della pausa, un attimo dopo lo guardavi tristemente coperto di sassolini e polvere.

Con l’arrivo del nuovo millennio, molte di queste caramelle sono sparite o sono diventate prodotti di nicchia, vintage, venduti in buste formato famiglia nei negozi retrò. Ma per chi ha vissuto quegli anni, il sapore zuccheroso del ciuccio è ancora lì, pronto a evocare merende, estati infinite, bigliettini alle medie e mani appiccicose ma felici.

Quello che non tutti sanno

Le caramelle a forma di ciuccio furono prodotte per la prima volta su larga scala negli anni ’70 negli Stati Uniti, con il nome commerciale “Ring Pop”, una variante indossabile a forma di anello. In Italia, la versione senza anello si diffuse capillarmente negli anni ’80, grazie a piccoli produttori locali dolciari del Nord, che ne facevano versioni artigianali distribuite nelle fiere e nei bar di provincia.

Alcuni ciucci erano confezionati in bustine con personaggi da collezione stampati sopra, e negli anni ’90 vennero introdotti anche in alcune merendine come sorpresa. Un lotto speciale aromatizzato all’uva fu distribuito in Italia solo per un’estate, nel 1992, in occasione del lancio promozionale di un succo di frutta oggi scomparso.