Lady Oscar: più di una semplice serie animata
Lady Oscar, molto più di un cartone anni 80: identità, amore e rivoluzione francese nell'anime che ha cambiato la TV italiana.
Quando arrivò in Italia nel marzo del 1982, “Lady Oscar” non era semplicemente un cartone animato: era una scossa emotiva, un’esperienza visiva e narrativa che lasciava il segno. La sigla cantata da Cristina D’Avena entrava nelle case accompagnata da una pioggia di emozioni nuove: identità, conflitto, sacrificio.
L’anime, il cui titolo originale era Versailles no Bara (Le rose di Versailles), raccontava in 40 episodi la storia di Oscar François de Jarjayes, figlia di un generale che, desiderando un erede maschio, la cresce come un soldato. Diventata comandante delle guardie reali, Oscar attraversa una vita fatta di lotte interiori, amori impossibili, e un profondo senso della giustizia.
La narrazione è ambientata nel periodo immediatamente precedente alla Rivoluzione francese, e i suoi episodi si susseguono tra i corridoi dorati della corte di Versailles e le strade affamate di Parigi. Il tratto elegante dei disegni, firmati dalla regista Osamu Dezaki, conferiva al cartone un’estetica drammatica, quasi teatrale.
E in questo scenario, Oscar si muoveva con grazia e tormento, combattuta tra il dovere e il desiderio, tra l’amore per André e la lealtà verso la regina Maria Antonietta. A differenza di molte eroine del tempo, Oscar non si definiva mai in funzione di un uomo.
Era un personaggio completo, tragico, complesso. Ogni bambino degli anni ’80 ha sognato almeno una volta con lei, con la sua spada, con quel suo sguardo fiero e malinconico.
La colonna sonora, intensa e struggente, sottolineava ogni svolta narrativa: l’arrivo della rivoluzione, il dolore della perdita, la scelta finale di combattere per il popolo. “Lady Oscar” venne trasmesso inizialmente su Italia 1 in fascia serale, ma ben presto venne replicato più volte anche al pomeriggio, in risposta a una popolarità crescente. Era uno dei pochi cartoni giapponesi capaci di trattare con maturità temi storici e morali, lasciando allo spettatore la sensazione di aver assistito a qualcosa di più grande di una semplice serie animata.
Quello che non tutti sanno
La figura di Oscar si ispira vagamente alla storia di Marie-Jeanne Schellinck, una donna realmente esistita che servì nell'esercito francese sotto Napoleone. Il manga originale, scritto da Riyoko Ikeda nel 1972, ebbe un tale impatto culturale in Giappone da spingere molte giovani a iscriversi all’accademia militare.
Tuttavia, l’anime in patria fu un flop al momento della messa in onda, tanto da non essere mai stato trasmesso interamente durante la prima programmazione. Al contrario, in Italia divenne un fenomeno, replicato ciclicamente fino alla fine degli anni ’90.
Addirittura, nel 1990 furono pubblicati romanzi e fumetti ispirati all'anime proprio per soddisfare la nostalgia del pubblico italiano.