La storia infinita: un viaggio sul potere della fantasia

Chi era bambino nel 1984 – o lo diventò negli anni successivi – non potrà mai dimenticare quel libro trovato da Bastian sotto la pioggia, la soffitta della scuola, le mani che sfogliano le pagine e il mondo che prende vita. La storia infinita non era solo un film fantasy: era un’esperienza intima...

La storia infinita: un viaggio sul potere della fantasia

Chi era bambino nel 1984 – o lo diventò negli anni successivi – non potrà mai dimenticare quel libro trovato da Bastian sotto la pioggia, la soffitta della scuola, le mani che sfogliano le pagine e il mondo che prende vita. La storia infinita non era solo un film fantasy: era un’esperienza intima, quasi mistica, capace di parlare direttamente alla parte più fragile e potente dell’infanzia – quella che sogna, piange e non vuole arrendersi mai.

Diretto da Wolfgang Petersen e tratto dal primo volume dell’omonimo romanzo di Michael Ende, il film uscì in Germania Ovest il 6 aprile 1984 e in Italia a dicembre dello stesso anno. Fu una coproduzione internazionale che stupì tutti per l’elevata qualità tecnica, considerato il budget e il periodo.

Ma soprattutto, era il cuore della storia a colpire: un ragazzo triste, solo, emarginato, che trova rifugio nella lettura… per poi scoprire che non sta solo leggendo, ma partecipando realmente a un'avventura. Il regno di Fantàsia – con i suoi personaggi incredibili come Atreyu, il guerriero prescelto; Fùcur, il drago della fortuna dal volto gentile; il Piccolo Uomo Rock; l’Oracolo del Sud; e l’inquietante Nulla – è lo specchio di ciò che vive dentro Bastian.

Mentre la storia avanza, la barriera tra realtà e immaginazione si assottiglia fino a scomparire. E il messaggio è chiaro: non c’è salvezza senza fantasia, non c’è futuro senza sogni.

Le immagini erano potenti e senza tempo. I bambini restavano ipnotizzati davanti al volto della Principessa Bambina, si stringevano davanti alla scena della morte del cavallo Artax nella Palude della Tristezza, e poi gridavano di gioia quando Bastian vola con Fùcur sopra i tetti della città.

Ogni momento del film era una tappa emotiva, una sfida, una perdita, una rinascita. La storia infinita non era solo un film da guardare.

Era un invito a non dimenticare mai il potere della fantasia. Paradossalmente, pur parlando di un mondo che si stava dissolvendo, riusciva a costruire un legame eterno con lo spettatore, bambino o adulto che fosse.

E ci ricordava che anche nel dolore più profondo – come quello di Bastian per la perdita della madre – l’immaginazione può curare, trasformare, salvare. Il film divenne subito un cult.

In Italia fu trasmesso più volte in prima serata negli anni ’80 e ’90, e fu spesso inserito nelle programmazioni natalizie. Molti bambini cresciuti in quel periodo conoscono a memoria interi dialoghi, e ancora oggi associano l’idea del “credere in sé stessi” a quella storia che, per definizione, non può finire mai.

Quello che non tutti sanno

Michael Ende, autore del romanzo originale (Die unendliche Geschichte), si dichiarò apertamente contrario alla versione cinematografica del film, tanto da chiedere che il suo nome venisse rimosso dai titoli di testa. Considerava la trasposizione troppo commerciale e troppo lontana dallo spirito filosofico e poetico del suo libro.

La scena in cui Artax sprofonda nella Palude della Tristezza fu così emotivamente intensa che molti bambini rimasero traumatizzati: il cavallo, nella realtà, fu salvato da un’imbracatura idraulica nascosta, e non subì alcun danno. Inoltre, il drago Fùcur – che molti pensano sia un cane volante – fu ispirato in realtà alla figura mitologica cinese del “lung”, un drago portafortuna, simbolo di longevità e saggezza.

La colonna sonora, infine, è divisa in due parti: la versione tedesca composta da Klaus Doldinger e il brano pop “NeverEnding Story” di Limahl, commissionato per l’edizione internazionale, che divenne una hit mondiale.