La spada di King Arthur: magia, coraggio e leggende nel pomeriggio anni ’80

La spada di King Arthur, il cartone anni 80 su Camelot: avventura, magia e coraggio nella serie coi cavalieri medievali in TV.

La spada di King Arthur: magia, coraggio e leggende nel pomeriggio anni ’80

Nel cuore degli anni ’80, quando i pomeriggi su Italia 1 erano popolati da cavalieri, robot e principesse, arrivò un cartone animato che mescolava leggenda, azione e sentimento: La spada di King Arthur. Andato in onda per la prima volta in Italia il 4 settembre 1984 alle 17:30, la serie si intitolava originariamente Entaku no Kishi Monogatari: Moero Arthur (“Il racconto dei Cavalieri della Tavola Rotonda: Brucia, Arthur!”), prodotta dalla Toei Animation nel 1979 e composta da 30 episodi.

A differenza di molte trasposizioni classiche della leggenda arturiana, questa versione era fortemente ispirata al gusto giapponese: Arthur è un ragazzino coraggioso e impulsivo che si ritrova a dover ereditare il ruolo di Re d’Inghilterra dopo aver estratto la mitica Excalibur dalla roccia. Ma il percorso per diventare un vero sovrano è lungo e tormentato.

Non basta possedere la spada: bisogna dimostrare di saper usare il cuore, la testa e la giustizia. E Arthur, insieme ai suoi amici — tra cui la dolce e coraggiosa principessa Guinevere e il fedele cavaliere Lancelot — dovrà affrontare oscuri nemici, tra cui il perfido re Lavik, maghi, traditori e prove morali sempre più dure.

Il fascino della serie stava proprio nel modo in cui reinterpretava la leggenda con una sensibilità da cartone per ragazzi: pur mantenendo il tono epico e magico delle storie medievali, i personaggi erano accessibili, umani, spesso alle prese con insicurezze, gelosie, paure e sogni. Arthur, lontano dall’essere perfetto, sbagliava, piangeva, ma imparava sempre.

E la sua crescita era anche quella di chi guardava, seduto sul divano con la merenda in mano. Le battaglie erano intense ma mai crudeli, con valori come l’amicizia, il sacrificio, la lealtà e il senso del dovere sempre al centro.

L’animazione, seppur semplice, colpiva per i colori accesi e le trasformazioni spettacolari legate all’uso della spada. E le musiche, epiche e malinconiche al tempo stesso, contribuivano a dare profondità a ogni avventura.

In Italia, la sigla “La spada di King Arthur” fu cantata da Fabio Concato sotto lo pseudonimo di Sam Cooper: una melodia avvolgente e misteriosa che apriva ogni episodio come un incantesimo, trascinando i bambini in un mondo dove la magia e la giustizia avevano un volto gentile.

Quello che non tutti sanno

La serie fu inizialmente concepita come una trilogia, ma venne interrotta dopo soli 30 episodi a causa degli alti costi di produzione. Ciononostante, il successo in Europa (soprattutto in Italia, Francia e Spagna) fu così forte che la Toei ne realizzò una seconda serie, Moero Arthur: Hakuba no Ōji (1980), mai trasmessa nel nostro Paese fino agli anni 2000.

Inoltre, il personaggio di Re Lavik fu uno dei primi antagonisti di un anime a mostrare conflitti psicologici complessi, ispirati a figure shakespeariane. E ancora: il character design fu curato da Shingo Araki, lo stesso che lavorò su Lady Oscar e I Cavalieri dello Zodiaco, motivo per cui lo stile grafico ricorda tanto quelle opere immortali.