La pubblicità del Fustino Dash: quando "scambio impossibile" diventò leggenda

Era la proposta commerciale che faceva sorridere le casalinghe italiane degli anni '70 e '80, ma non come l'avevo inizialmente descritto. La famosa pubblicità del Dash con Paolo Ferrari non proponeva uno scambio "due per uno", ma esattamente l'opposto: l'attore tentava inutilmente di far accettar...

La pubblicità del Fustino Dash: quando "scambio impossibile" diventò leggenda

Era la proposta commerciale che faceva sorridere le casalinghe italiane degli anni '70 e '80, ma non come l'avevo inizialmente descritto. La famosa pubblicità del Dash con Paolo Ferrari non proponeva uno scambio "due per uno", ma esattamente l'opposto: l'attore tentava inutilmente di far accettare al cliente di un supermercato lo scambio di un fustino di Dash con due fustini di un detersivo generico.

La risposta era sempre un secco "no", seguita dall'immancabile slogan "Dash lava così bianco che più bianco non si può". L'arrivo del fustino Dash coincise nel 1965 con il lancio italiano del detersivo, prodotto nei laboratori Procter & Gamble di Pomezia.

Il contenitore cilindrico diventò immediatamente iconico, non solo per la sua forma particolare ma per tutto quello che rappresentava: praticità, qualità e una certa dose di orgoglio domestico italiano. La genialità della campagna pubblicitaria stava proprio nell'impossibilità dello scambio.

Paolo Ferrari chiedeva alle casalinghe: "Signora vuole cambiare il suo fustino di Dash con due di altra marca?" Al no Ferrari esclamava: "Niente glielo farebbe cambiare perché Dash lava così bianco che più bianco non si può". Era una strategia di marketing che puntava sulla fedeltà al prodotto, non sulla convenienza numerica.

La campagna, iniziata nei primi anni Settanta, è proseguita con altri testimonial fino ai primi anni Novanta, diventando uno degli spot più longevi della televisione italiana. Il successo fu tale che andò in onda per 11 anni, dal 1972 al 1983, entrando nell'immaginario collettivo nazionale.

Il fustino cilindrico aveva caratteristiche uniche che lo rendevano speciale. Il detersivo era di colore bianco con degli spruzzi di polverina di colore azzurro, che dava il caratteristico odore al bucato, dentro il fustino c'era una paletta trasparente che serviva per dosare la quantità giusta da mettere in lavatrice.

La sua forma particolare lo rendeva perfetto per il riutilizzo domestico. Una volta che il detersivo finiva, veniva usato come contenitore di giocattoli, il coperchio di cartone duro si lanciava come frisbee, oppure il fustino veniva usato come portaombrelli, poteva diventare un tamburo per i più piccoli.

Era economia circolare ante litteram, quando il riciclo creativo era necessità pratica più che moda ecologica. Nel 1982 il fustino cilindrico venne sostituito da uno a forma di parallelepipedo per ottimizzare lo spazio di conservazione, segnando la fine di un'era.

Il nuovo formato, più pratico ma meno affascinante, non riuscì mai a conquistare lo stesso posto nel cuore degli italiani.

Quello che non tutti sanno

I laboratori di Pomezia erano gli stessi dove veniva prodotto il detersivo Tide, poi scomparso agli inizi degli anni Settanta dopo un calo di vendite provocato da una scelta pubblicitaria infelice: lo slogan "Candeggia mentre lava" portò molti potenziali clienti a pensare che contenesse candeggina. I primi spot televisivi erano veri, nel senso che le donne intervistate dall'attore fossero vere casalinghe riprese con il metodo "candid camera" (telecamere nascoste).

La pubblicità Dash divenne così iconica che finì oggetto di diverse parodie e fu protagonista di una divertente scena del film "Il ragazzo di campagna" (1984) con Renato Pozzetto. Nel 1987 il Dash cominciò ad essere prodotto anche in forma liquida, con la famosa "pallina dosatrice" nota come "Dosadash".

Oggi i pochi fustini cilindrici sopravvissuti sono divenuti oggetti da collezione, testimoni di un'epoca in cui la pubblicità sapeva creare legami emotivi duraturi con i consumatori.