La notte che unì le stelle: quando "We Are the World" cambiò la musica per sempre
Era il 28 gennaio 1985, una domenica sera che sarebbe rimasta per sempre nella storia della musica. Negli A&M Recording Studios di Hollywood, 46 delle più grandi stelle americane si riunirono per un'impresa senza precedenti: registrare "We Are the World", il brano che avrebbe raccolto oltre 100 m...
Era il 28 gennaio 1985, una domenica sera che sarebbe rimasta per sempre nella storia della musica. Negli A&M Recording Studios di Hollywood, 46 delle più grandi stelle americane si riunirono per un'impresa senza precedenti: registrare "We Are the World", il brano che avrebbe raccolto oltre 100 milioni di dollari per combattere la carestia in Etiopia.
L'idea nacque il 20 dicembre 1984 dalla mente di Harry Belafonte, indignato per il fatto che gli artisti afroamericani non avessero ancora fatto nulla per aiutare l'Africa. Ispirato dal successo di "Do They Know It's Christmas?" di Bob Geldof, Belafonte contattò il manager Ken Kragen, che coinvolse Lionel Richie.
Quest'ultimo propose Quincy Jones come produttore e, dopo aver tentato invano di coinvolgere Stevie Wonder, arrivò la proposta decisiva: Michael Jackson. La data del 28 gennaio non fu casuale: quella sera si tenevano gli American Music Awards, presentati proprio da Lionel Richie.
L'idea geniale fu di sfruttare la presenza contemporanea di così tanti artisti a Los Angeles per organizzare la registrazione subito dopo la cerimonia. La logistica fu un incubo: convincere 46 superstar a rimanere svegli tutta la notte per registrare gratuitamente una canzone benefica sembrava impossibile.
Jackson e Richie ebbero solo dieci giorni per completare la canzone nella villa di famiglia a Encino, California. Il 22 gennaio registrarono la base strumentale ai Lion Share Studios con il bassista Louis Johnson e il tastierista Greg Phillinganes, mentre completarono definitivamente testo e melodia la notte del 21 gennaio.
La notte della registrazione iniziò alle 22:30. Sulla porta dello studio, Quincy Jones aveva affisso un cartello ironico ma necessario: "Check Your Ego At The Door" (Lasciate l'ego fuori dalla porta).
Michael Jackson arrivò alle 20:00, due ore e mezza prima degli altri, per registrare la sua parte solista. Poi iniziò ad arrivare il gotha della musica americana: Stevie Wonder, Diana Ross, Ray Charles, Tina Turner, Cyndi Lauper, Billy Joel, Bruce Springsteen, Bob Dylan, Paul Simon, Willie Nelson.
La tensione era palpabile. Bob Dylan sembrava completamente spaesato, provando la sua parte nascosto dietro il pianoforte di Stevie Wonder.
Waylon Jennings abbandonò lo studio quando Stevie Wonder propose di includere parole in swahili. Prince, invitato ma non presente agli Awards, aveva declinato all'ultimo minuto, forse per non dover duettare con Michael Jackson.
Le registrazioni proseguirono per otto ore ininterrotte, fino alle 8:00 del mattino del 29 gennaio. Gli artisti si alternarono davanti al microfono seguendo un ordine prestabilito: ogni nome era scritto su un adesivo attaccato al pavimento per indicare la posizione nel coro.
Il singolo uscì il 7 marzo 1985, vendendo 800.000 copie nel primo giorno. Raggiunse la vetta delle classifiche mondiali, vendendo 20 milioni di copie complessive e diventando temporaneamente il brano più venduto della storia.
Vinse quattro Grammy Awards e il 5 aprile 1985 fu trasmesso simultaneamente da 8.000 stazioni radio in tutto il mondo. Il progetto USA for Africa (United Support of Artists for Africa) dimostrò che la musica poteva diventare uno strumento di solidarietà globale, aprendo la strada a future iniziative benefiche e al memorabile Live Aid del 13 luglio 1985.
Quello che non tutti sanno
L'unico giornalista autorizzato quella notte fu un fotografo della rivista Life, che documentò tutto per l'edizione speciale di aprile 1985. La copertina ritraeva sette membri di USA for Africa: Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cyndi Lauper, Lionel Richie, Michael Jackson, Tina Turner e Willie Nelson.
Durante le prove, Stevie Wonder sdrammatizzò la tensione scherzando che se la registrazione non fosse riuscita in una sola volta, lui e Ray Charles, entrambi ciechi, sarebbero stati felici di accompagnare tutti a casa. Prince, pur non partecipando alla registrazione, contribuì all'album con il brano inedito "4 the Tears in Your Eyes".
Le riprese video furono curate da Tom Trbovich, mentre l'ingegnere del suono Humberto Gatica aveva già lavorato con Michael Jackson per "Thriller". Dan Aykroyd e Bob Geldof furono gli unici non statunitensi a partecipare: il primo era canadese, il secondo inglese e ideatore del progetto originale Band Aid che aveva ispirato l'intera iniziativa.