La bici con le marce: storia della leggendaria Saltafoss

C'era una volta una bici che faceva sembrare ogni bambino un pilota da cross. Negli anni '70 e '80, possedere una Saltafoss significava essere il re del quartiere, l'invidiatissimo proprietario della prima bicicletta italiana che sembrava davvero una moto. Tutto iniziò nel 1968 da un'idea geniale...

La bici con le marce: storia della leggendaria Saltafoss

C'era una volta una bici che faceva sembrare ogni bambino un pilota da cross. Negli anni '70 e '80, possedere una Saltafoss significava essere il re del quartiere, l'invidiatissimo proprietario della prima bicicletta italiana che sembrava davvero una moto.

Tutto iniziò nel 1968 da un'idea geniale di Giulio Ceriani, motociclista di Castellanza con un'officina piena di sogni meccanici. Guardando il figlio Paolo, dodicenne, Giulio ebbe l'intuizione: trasformare una normale Carnielli Roma Sport in qualcosa di rivoluzionario.

Montò una forcella prelevata da un Guzzi Trotter, aggiunse ammortizzatori posteriori, manubrio con traversino, gomme dentate e soprattutto quella leva del cambio sulla canna che sporgeva dal finto serbatoio come un comando da vera moto da regolarità. Il nome "Saltafoss" nacque dal dialetto milanese e significa letteralmente "salta fossi" - proprio quello che faceva Paolo con i suoi amici sui terreni accidentati della Malpensa, dove Giulio portava il figlio a collaudare i prototipi.

Il dodicenne Paolo Ceriani divenne così il bambino più invidiato d'Italia, collaudatore ufficiale di una bici che sembrava uscita dai sogni. La magia operò subito: Giulio regalò le prime trenta Saltafoss agli amici del figlio, innescando un passaparola inarrestabile.

Nel 1969 iniziò la produzione in serie a Vanzaghello, grazie alla collaborazione con Paolo Torretta, giovane meccanico della Taurus che aveva capito il potenziale dell'idea. La prima serie (1969-1975) aveva forcella ammortizzata con molle esterne, ammortizzatori posteriori inclinati di 20°, freni a tamburo Grimeca e quella indimenticabile sella a banana.

Le pubblicità sui giornali di motociclismo fecero esplodere il fenomeno: si vendevano 15-20 Saltafoss a settimana in ogni rivenditorе di Lombardia, Toscana ed Emilia-Romagna. La gamma si espanse con la Gambalunga (ispirata ai chopper di Easy Rider), la Morbidella pieghevole e persino un tandem.

Nel 1980 la produzione si trasferì a Mandello del Lario, dando vita alla seconda serie che resistette fino al 1985. Ma il destino della Saltafoss era segnato: l'arrivo delle BMX americane e delle Mountain Bike negli anni '80, rese obsolete queste pesanti regine italiane.

Il film E.T. del 1982 consacrò definitivamente la BMX nell'immaginario dei ragazzi, decretando la fine di un'epoca.

Quello che non tutti sanno

Il design della Saltafoss si ispirava direttamente alle mitiche KTM da regolarità degli anni '60, quelle moto da enduro che facevano sognare i giovani motociclisti. La versione da 16 pollici aveva un doppio freno posteriore pensato specificamente per i bambini più piccoli, mentre il faro rettangolare derivava dalla celebre Graziella Carnielli.

Il cambio sulla canna non era solo estetico: utilizzava un sistema a cavi molto simile a quello delle moto dell'epoca. Nel 2023 il marchio è stato acquisito dalla start-up Officine Cordaro di Bollate, che ha rilanciato la Saltafoss in versione elettrica per adulti, mantenendo il design originale ma aggiungendo la tecnologia moderna.

Paolo Ceriani, oggi concessionario moto a Castellanza, conserva ancora gelosamente alcuni esemplari originali nel suo showroom, dove adulti nostalgici si fermano regolarmente a raccontare i ricordi della loro infanzia.