L’uomo tigre: quando la maschera proteggeva un cuore ferito

L'uomo tigre, il campione di wrestling anni 80: storia di un eroe mascherato, di dolore e riscatto che ha appassionato i ragazzi italiani.

L’uomo tigre: quando la maschera proteggeva un cuore ferito

Nel 1982, Rete 4 iniziò a trasmettere un cartone che avrebbe cambiato per sempre l’immaginario dei bambini italiani: “L’uomo tigre”. Niente principesse, niente robot, niente magie.

Solo sudore, sangue, silenzi e sacrificio. In un’epoca in cui gli anime mostravano mondi fantastici, questo li portava dentro un ring.

E lì, tra corde e maschere, si consumava una delle storie più intense e dolorose mai raccontate in un cartone per ragazzi. Naoto Date, orfano cresciuto nell’orfanotrofio “Casa dei Bambini”, diventa un lottatore professionista sotto la guida dell’organizzazione malvagia Tana delle Tigri.

Per anni combatte come loro campione, spietato, temuto. Ma qualcosa cambia.

Il dolore degli orfani che ha conosciuto da bambino riaffiora. Decide di ribellarsi, di indossare la maschera non più per nascondere sé stesso, ma per proteggere chi non ha voce.

Così nasce Tiger Mask, l’Uomo Tigre: un eroe silenzioso che combatte match brutali per devolvere in segreto i suoi guadagni ai bambini meno fortunati. Ogni episodio era un colpo al cuore.

Il protagonista non era invincibile: veniva ferito, piangeva, crollava a terra. I nemici, dai nomi grotteschi e inquietanti (Mister No, Black Python, Grande Tigre), erano simboli di un mondo crudele che non fa sconti a nessuno.

E il piccolo Tōru, bambino dell’orfanotrofio, guardava l’Uomo Tigre come un mito… senza sapere che sotto quella maschera c’era proprio il suo idolo, Naoto. La serie andò in onda in Italia a partire dal 5 aprile 1982, trasmessa inizialmente nel tardo pomeriggio e poi anche di mattina durante le repliche.

La prima serie conta 105 episodi ed è tratta dal manga scritto da Ikki Kajiwara (lo stesso autore di “Rocky Joe”) e disegnato da Naoki Tsuji. I disegni erano semplici ma carichi di espressività.

Il vero protagonista non era la forza, ma l’onore. L’Uomo Tigre rappresentava un concetto rarissimo in un cartone: combattere per il bene, anche quando nessuno lo sa.

Il suo era un eroismo invisibile, nascosto, che si consumava nella solitudine. Nessuno conosceva i suoi sacrifici.

Nessuno lo applaudiva davvero. Ma lui continuava a lottare.

Quello che non tutti sanno

Il personaggio di Tiger Mask ispirò davvero la nascita di un wrestler reale: Satoru Sayama, lottatore giapponese, assunse il nome e la maschera del protagonista nel 1981 e combatté nel circuito del puroresu (wrestling giapponese). Inoltre, l’autore Ikki Kajiwara donava realmente parte dei ricavi del merchandising e dei diritti della serie a orfanotrofi giapponesi, esattamente come faceva Naoto.

Il cartone fu così influente che in Giappone nel 2010 scoppiò il fenomeno dei “donatori anonimi Tiger Mask”, persone che lasciavano zaini e forniture scolastiche davanti agli orfanotrofi firmandosi solo con il nome dell’eroe. In Italia, il doppiaggio – con la voce inconfondibile di Massimo Corizza – contribuì a rendere il personaggio ancora più umano e indimenticabile.