L'orologio con la calcolatrice: il futuro arrivò sul polso

Era il 1980 quando la Casio lanciò una rivoluzione che nessuno si aspettava: il C-80, il primo orologio con calcolatrice integrata al mondo. Un vero e proprio "microcomputer da polso" che trasformò per sempre il concetto di accessorio tecnologico. In un'epoca in cui i computer occupavano intere s...

L'orologio con la calcolatrice: il futuro arrivò sul polso

Era il 1980 quando la Casio lanciò una rivoluzione che nessuno si aspettava: il C-80, il primo orologio con calcolatrice integrata al mondo. Un vero e proprio "microcomputer da polso" che trasformò per sempre il concetto di accessorio tecnologico.

In un'epoca in cui i computer occupavano intere stanze, avere una calcolatrice funzionante al polso sembrava fantascienza pura. Il C-80 arrivò sul mercato quando l'Italia ancora si abituava alle calcolatrici tascabili e rappresentò il primo passo verso quella che oggi chiamiamo tecnologia indossabile.

Otto piccoli tasti permettevano di eseguire calcoli a otto cifre direttamente dal polso, utilizzando la stessa avanzata tecnologia informatica che Casio aveva sviluppato per i suoi computer. Il prezzo era tutt'altro che popolare, ma chi poteva permetterselo si ritrovava con un gadget che faceva girare la testa in ufficio e a scuola.

Nel 1984 arrivò il CD-40, che evolse il concetto aggiungendo la possibilità di memorizzare fino a 10 numeri di telefono. Era la nascita dei primi "Data Bank", orologi che non si limitavano più a calcolare ma diventavano vere e proprie rubriche elettroniche portatili.

Questo modello divenne un successo straordinario, vendendo oltre sei milioni di copie in cinque anni. Ma fu nel 1985 che nacque la vera leggenda: il CA-53W, l'orologio che Michael J.

Fox portava al polso in "Ritorno al Futuro". Quel piccolo rettangolo nero di plastica, con i suoi nove pulsanti e il display LCD, divenne istantaneamente il simbolo dell'innovazione tecnologica degli anni Ottanta.

Il suo caratteristico "bip" quando si cambiavano le funzioni era diventato il suono del futuro per milioni di ragazzi in tutto il mondo. Gli studenti italiani lo adoravano, anche se spesso finivano nei guai: dimenticare di disattivare i suoni durante le verifiche di matematica significava essere scoperti dal professore proprio per colpa di quel "bip" che inizialmente sembrava così figo.

Eppure, la tentazione di usarlo per i calcoli era troppo forte per resistere. La tecnologia di questi orologi era sorprendente per l'epoca.

Il display LCD mostrava non solo i numeri ma anche simboli matematici, e alcuni modelli come il CFX-200 del 1983 offrivano addirittura funzioni di calcolatrice scientifica con 25 diverse operazioni matematiche. Un orologio che pesava appena 50 grammi poteva calcolare radici quadrate, logaritmi e conversioni di unità - roba da far impallidire gli scienziati di qualche decennio prima.

L'impatto culturale fu enorme. Oltre a "Ritorno al Futuro", il CA-53W apparve in decine di film e serie TV, sempre al polso di personaggi "nerd" o tecnologicamente avanzati.

Persino i The Police lo scelsero per la copertina del singolo "Wrapped Around Your Finger", consacrando definitivamente questi orologi come icone pop degli anni Ottanta.

Quello che non tutti sanno

Il Casio C-80 del 1980 utilizzava lo stesso processore delle calcolatrici da scrivania dell'epoca, ma miniaturizzato in un chip delle dimensioni di un'unghia. La batteria durava circa un anno con uso normale, ma il vero segreto era nel display: utilizzava cristalli liquidi twisted nematic, la stessa tecnologia che oggi troviamo negli schermi LCD moderni.

Il modello CFX-200 aveva addirittura un sistema di riconoscimento tattile primitivo: si potevano disegnare numeri direttamente sul vetro con il dito, anticipando di trent'anni i touchscreen degli smartphone. La Casio vendette complessivamente oltre 100 milioni di orologi digitali nei primi dieci anni, dal 1974 al 1984, e gli orologi-calcolatrice rappresentarono circa il 15% di questo successo.

Ogni CA-53W produceva il suo caratteristico "bip" a una frequenza di 2.000 Hz, scelta perché risultava perfettamente udibile anche negli ambienti rumorosi degli anni Ottanta.