L’incantevole Creamy: quando la magia parlava di sogni e responsabilità
L'incantevole Creamy, la maghetta anni 80 tra sogni e responsabilità: trama, trasformazioni e la magia che ha stregato l'Italia.
Era il 2 ottobre 1985 quando “L’incantevole Creamy” fece la sua prima apparizione su Italia 1. In un’epoca in cui le bambine sognavano con Candy Candy e i bambini rincorrevano Goldrake, arrivava lei: Yu Morisawa, una ragazzina di 10 anni che, grazie a un potere ricevuto da creature misteriose, poteva trasformarsi in Creamy Mami, una popstar di 16 anni.
Un cartone animato diverso, elegante, colorato, pieno di musica e di emozioni nuove. Ogni puntata, trasmessa al mattino o nella tarda mattinata, sembrava fatta apposta per far brillare gli occhi di chi sognava di crescere in fretta.
Creamy non combatteva mostri né salvava il mondo: cantava, viveva la scuola, si innamorava, sbagliava, e cercava ogni giorno di capire chi era davvero. Il tema dell’identità, così delicato e importante in fase adolescenziale, veniva affrontato con una leggerezza apparente che in realtà nascondeva profondità.
La doppia vita di Yu – bambina normale di giorno, star della TV con poteri magici appena pronunciava le parole “pampulu-pimpulu-parim-pampù” – rifletteva il desiderio di ogni giovane spettatore di diventare “qualcosa di speciale” pur restando se stesso. L’universo visivo di Creamy era curatissimo: abiti alla moda, capelli dai colori pastello, microfoni scintillanti, e coreografie pop che sembravano uscite da un videoclip.
Ma sotto quella superficie glitterata si muovevano emozioni autentiche: l’amore non corrisposto per Toshio, il rapporto tenero con il padre, le insicurezze, le bugie per nascondere la verità agli amici. Creamy mostrava che crescere non è solo divertente, ma anche faticoso, pieno di dubbi e piccole grandi scelte quotidiane.
Il cartone durò 52 episodi e terminò il 26 giugno 1986, ma venne replicato più volte nel decennio successivo, diventando un punto di riferimento per intere generazioni. Il successo fu tale che si moltiplicarono i gadget: diari, zaini, bambole, e perfino LP con le canzoni cantate da Creamy (doppiata da Cristina D’Avena).
Le bambine degli anni ’80 disegnavano il suo look, cantavano le sue sigle, e custodivano con gelosia i segreti di Yu, come se fosse un’amica vera. L’incanto di Creamy stava nel non dare mai tutto per scontato: i suoi poteri duravano solo un anno, e nonostante il successo, Yu sapeva che sarebbe tornata una ragazzina qualsiasi.
E questo dava al cartone un senso malinconico e profondo: la magia esiste, ma non è eterna. Ed è proprio per questo che va vissuta fino in fondo.
Quello che non tutti sanno
“L’incantevole Creamy”, titolo originale “Mahō no Tenshi Creamy Mami”, è stato il primo anime del genere “magical idol”, un sottogenere che unisce la trasformazione magica al mondo dello spettacolo. Il cartone fu creato dallo studio Pierrot con l’obiettivo di lanciare la giovane Takako Ōta come cantante nella realtà: Creamy era un’icona dentro e fuori lo schermo.
Le canzoni usate nell’anime vennero pubblicate come veri singoli, e alcune raggiunsero le classifiche giapponesi. Inoltre, ogni episodio aveva una colonna sonora personalizzata, un dettaglio raro per l’epoca.
Il personaggio di Posi e Nega, i due animaletti spaziali, fu ispirato ai gatti siamesi della regista Kazunori Itō. In Italia, l’anime venne ridoppiato interamente negli anni ’90, ma la versione originale rimane quella più amata e ricordata.