L'autoradio estraibile: simbolo di libertà, musica e furbizia anni ’80
Negli anni ’80 (e per buona parte dei ’90), non esisteva auto senza una cosa: l’autoradio estraibile. Non era solo un accessorio tecnologico, ma un vero status symbol, un segno di appartenenza a un’epoca in cui la musica in macchina era sacra e… il furto dell’autoradio un rischio quotidiano. Chi ...
Negli anni ’80 (e per buona parte dei ’90), non esisteva auto senza una cosa: l’autoradio estraibile. Non era solo un accessorio tecnologico, ma un vero status symbol, un segno di appartenenza a un’epoca in cui la musica in macchina era sacra e… il furto dell’autoradio un rischio quotidiano.
Chi non ha mai visto qualcuno entrare nel bar con in mano una borsetta rigida nera, chiusa a chiave, e custodita come fosse un lingotto d’oro? Era la “scatola dell’autoradio”, e dentro c’era il cuore pulsante dei nostri viaggi: le nostre cassette, le nostre canzoni, il nostro mondo.
Le prime autoradio estraibili comparvero tra la fine degli anni ’70 e i primissimi anni ’80, ma fu a metà decennio che esplose il boom: marchi come Blaupunkt, Pioneer, Kenwood e Clarion dominavano il mercato. Il design era essenziale, ma c’era già un tocco di modernità: display a LED arancioni o verdi, manopole grosse e robuste, pulsanti meccanici con un clic soddisfacente.
I modelli più avanzati avevano anche il frontalino motorizzato o l’ingresso per il CD (più avanti, nei primi ’90). Il gesto era sempre lo stesso: parcheggiavi, spegnevi la macchina, toglievi con un “clac” deciso la radio dal cruscotto, infilavi tutto nella custodia imbottita e te la portavi ovunque, come se stessi trasportando un microcomputer della NASA.
Il vero motivo? Evitare furti, certo, ma anche far vedere che tu avevi l’autoradio estraibile.
Era un segno di stile. In discoteca, nei bar, nelle sale giochi: chi la appoggiava sul tavolo aveva sempre intorno un piccolo pubblico curioso.
E poi c’erano le cassette. Le compilation fatte a mano, i titoli scritti con la biro sulle etichette, le canzoni registrate dalla radio cercando di evitare la voce del DJ.
Dentro la macchina diventavi DJ, confidente, sognatore. La tua autoradio suonava i tuoi pensieri, accompagnava i tuoi baci, le tue fughe, i viaggi con gli amici e anche le malinconie notturne, mentre tornavi a casa da solo con un lento di Richard Marx o gli Europe a tutto volume.
Chi aveva un'autoradio estraibile aveva anche la “borsa porta cassette” nel sedile posteriore. E attenzione: se l’impianto era serio, c’erano anche gli amplificatori nel bagagliaio e i woofer sotto il sedile.
Il volume doveva far tremare i vetri. Poi vennero gli anni ’90 e i primi frontalini estraibili “parziali”, quelli con solo la placca davanti da togliere.
Ma il mito dell’autoradio a sfilamento completo resta leggendario. Non era solo una radio.
Era il nostro Spotify analogico, la colonna sonora della nostra libertà.
Quello che non tutti sanno
Il primo sistema di autoradio realmente estraibile fu introdotto nel 1982 dalla casa tedesca Blaupunkt con il modello “Quick-Out”, seguito a ruota da altri produttori. Ma non tutti sanno che negli anni ’80 alcune compagnie assicurative offrivano sconti sulla polizza auto se il proprietario aveva un’autoradio estraibile, considerata deterrente contro i furti.
Inoltre, alcuni modelli Pioneer erano così sofisticati da avere comandi a infrarossi e telecomando tascabile già nel 1988. Curiosità: a Napoli e Milano, alcune officine artigianali producevano custodie mimetiche in plastica grigia da inserire nel cruscotto quando si rimuoveva l’autoradio, per far sembrare che l’auto non avesse nulla di valore.
Genio puro.