Indiana Jones: l'archeologo che reinventò l'avventura cinematografica

Era il 22 ottobre 1981 quando nelle sale italiane arrivò un film destinato a cambiare per sempre il cinema d'avventura: "I predatori dell'arca perduta". In quella data nasceva ufficialmente il mito di Indiana Jones, l'archeologo con il cappello di feltro, la giacca di pelle e una frusta che sapev...

Indiana Jones: l'archeologo che reinventò l'avventura cinematografica

Era il 22 ottobre 1981 quando nelle sale italiane arrivò un film destinato a cambiare per sempre il cinema d'avventura: "I predatori dell'arca perduta". In quella data nasceva ufficialmente il mito di Indiana Jones, l'archeologo con il cappello di feltro, la giacca di pelle e una frusta che sapeva usare meglio di chiunque altro.

Non era solo un personaggio: era la resurrezione di un genere che sembrava morto e sepolto negli anni '30. L'idea di Indiana Jones nacque dalla nostalgia di George Lucas per i serial cinematografici della sua infanzia.

Nel 1973, giovane regista in cerca di nuove idee, Lucas si ispirò a un poster di un vecchio film d'avventura che gli riportò alla mente l'epoca d'oro di Hollywood. Immaginò un archeologo dal doppio ruolo: professore universitario preciso e impeccabile di giorno, avventuriero temerario di notte, vestito di giacca di pelle e fedora, con barba incolta e una frusta come arma, in giro per il mondo alla ricerca di antichi reperti.

Il progetto rimase nel cassetto per quattro anni, mentre Lucas era impegnato con "Guerre Stellari" (1977). Fu nel maggio del 1977, durante una vacanza alle Hawaii per riprendersi dallo stress del successo di Star Wars, che Lucas ne parlò all'amico Steven Spielberg.

Il regista de "Lo Squalo" era da tempo in cerca di un progetto d'azione che non richiedesse effetti speciali complessi, e l'idea di Lucas lo entusiasmò immediatamente. Inizialmente il protagonista doveva chiamarsi "Indiana Smith", ma Spielberg detestava quel nome e suggerì "Jones".

Il nome "Indiana" veniva dal cane di Lucas, un alaskan malamute che il regista aveva già usato come ispirazione per Chewbacca. Questo dettaglio fu poi incorporato nella sceneggiatura de "L'ultima crociata", dove si scopre che Indy aveva preso il nome dal cane di famiglia.

Il casting fu travagliato: Tom Selleck era la prima scelta, ma dovette rinunciare per gli impegni con "Magnum P.I.". Spielberg insistette per Harrison Ford, ma Lucas inizialmente si oppose: non voleva che l'attore diventasse il suo "feticcio" dopo averlo già diretto in "American Graffiti" e "Star Wars".

Alla fine, dopo intensive sessioni di provini, Lucas capitolò e Ford ottenne il ruolo che l'avrebbe reso immortale. "I predatori dell'arca perduta" uscì nel giugno 1981 negli Stati Uniti con un budget di 18 milioni di dollari e ne incassò oltre 380 in tutto il mondo. Il successo fu tale che inaugurò gli anni '80 del cinema di intrattenimento: cinque Oscar su nove candidature, un nuovo mito cinematografico e la resurrezione del genere d'avventura che era rimasto fermo agli stilemi degli anni '30.

Il film rivoluzionò l'approccio all'avventura cinematografica mescolando riferimenti colti e cultura pop. Lucas e Spielberg dichiararono di ispirarsi anche ai fumetti di Carl Barks con Paperon de' Paperoni: la sequenza iniziale del tempio peruviano riprende le storie "Zio Paperone e le sette città di Cibola" e "Zio Paperone e l'oro di Pizarro".

Il risultato fu un cocktail esplosivo di James Bond, serial degli anni '30, fumetti Disney e cinema hollywoodiano classico. "Indiana Jones e il tempio maledetto" (1984) fu tecnicamente un prequel ambientato nel 1935. Nonostante le controversie per la violenza di alcune scene e il trattamento dell'induismo, fu un altro successo di pubblico.

Memorabile la sequenza del carrello impazzito nella miniera, diventata iconica e ispirazione per giostre nei parchi di divertimento. Il ciclo si completò con "Indiana Jones e l'ultima crociata" (1989), dove comparve Sean Connery nel ruolo del padre di Indy.

Il casting dell'ex-James Bond si rivelò vincente: il film incassò oltre 470 milioni di dollari e soddisfece critica e pubblico. La dinamica padre-figlio, con due archeologi in conflitto generazionale, aggiunse profondità emotiva alla saga.

L'influenza di Indiana Jones sulla cultura popolare fu immediata e duratura. Il personaggio ridefinì l'immagine dell'archeologo al cinema, spazzando via il cliché del professore compassato per sostituirlo con un avventuriero carismatico.

Nacquero emuli come Jack T. Colton di Michael Douglas in "All'inseguimento della pietra verde" (1984) e Allan Quatermain nelle miniere di re Salomone (1985).

Il successo generò anche una serie TV, "Le avventure del giovane Indiana Jones" (1992-1996), prodotta da Lucas per esplorare il passato del personaggio. Le riprese durarono oltre 150 settimane in 25 nazioni, con un investimento economico enorme che permise a Lucas di sperimentare tecniche poi utilizzate nei prequel di Star Wars.

Dopo 19 anni di pausa, Indiana Jones tornò nel 2008 con "Il regno del teschio di cristallo", ambientato nel 1957 durante la Guerra Fredda. Nonostante l'uso massiccio di effetti digitali che non convinse tutti i fan, il film fu un successo commerciale e dimostrò che il fascino di Indy resisteva al tempo.

Nel 2023 è arrivato il quinto e ultimo capitolo, "Il quadrante del destino", diretto per la prima volta non da Spielberg ma da James Mangold. Ambientato nel 1969, durante l'allunaggio, ha segnato il congedo di Harrison Ford dal personaggio che l'ha reso leggendario.

Indiana Jones ha cambiato il DNA del cinema d'avventura moderno, influenzando generazioni di registi e spettatori. Ha dimostrato che si poteva essere colti e popolari, nostalgici e moderni, americani e universali.

La sua eredità vive in ogni film che cerca di bilanciare azione, umorismo e cuore, dalla saga di "Mamma ho perso l'aereo" ai Marvel Studios.

Quello che non tutti sanno

Il cappello, la giacca e la frusta originali di Indiana Jones sono custoditi al Museo Nazionale Smithsonian di Storia Americana a Washington. Harrison Ford ha una cicatrice sul mento che fu spiegata in due modi diversi: in "L'ultima crociata" il giovane Indy si ferisce provando la frusta per la prima volta, mentre in "Una donna in carriera" Ford rivela che si procurò la cicatrice svenendo durante un piercing all'orecchio.

Per le riprese in Tunisia del primo film, praticamente tutto il cast e la troupe si ammalarono a causa della cucina locale, tranne Spielberg che mangiava solo scatolette portate dall'America. La celebre scena dove Indiana spara al maestro di spada fu improvvisata: Ford aveva la dissenteria e non riusciva a girare il combattimento originale, così propose di sparare e basta.

Infine, per la scena con la scimmia che fa il saluto nazista, George Lucas dovette dirigere cinquanta ciak prima che l'animale facesse il gesto giusto mentre in realtà cercava solo di grattarsi un orecchio.