In motorino senza casco: la libertà (e l’incoscienza) degli anni '80 e '90
C’era un tempo in cui il rumore del motorino era colonna sonora di ogni quartiere. Era quello del Ciao, del Sì, del Garelli o del F10 Malaguti, che sfrecciavano con a bordo ragazzi e ragazze dai capelli al vento, senza casco, senza giacca, senza paura. Era il tempo dell’incoscienza, sì, ma anche ...
C’era un tempo in cui il rumore del motorino era colonna sonora di ogni quartiere. Era quello del Ciao, del Sì, del Garelli o del F10 Malaguti, che sfrecciavano con a bordo ragazzi e ragazze dai capelli al vento, senza casco, senza giacca, senza paura.
Era il tempo dell’incoscienza, sì, ma anche della libertà. Fino al 1986, infatti, non era obbligatorio indossare il casco sui ciclomotori, e anche dopo – con la legge 168 del 1986 – in tanti continuarono a ignorarla, finché nel 2000 divenne davvero obbligatorio per tutti.
Chi è cresciuto negli anni ’80 e ’90 ricorda bene quelle scorribande nei pomeriggi estivi, le magliette svolazzanti, le ginocchia scoperte, gli zaini della Invicta portati sulle spalle, i motorini truccati “a 75” o “a 90” che facevano saltare i marciapiedi. I parcheggi davanti alla scuola erano un’esposizione permanente di mezzi personalizzati con adesivi, specchietti colorati, marmitte rumorose.
Nessuno pensava al pericolo. Anzi, chi metteva il casco veniva quasi deriso.
Era “il secchione”, quello che “ha paura”. Ma bastava poco per essere felici: un giro in motorino con la ragazza dietro che ti stringeva forte, il vento in faccia, il sole basso sull’asfalto.
Era anche un rito di passaggio: avere un motorino significava essere cresciuti, potersi muovere da soli, vivere i primi appuntamenti, uscire con gli amici, “fare i giri” in centro, davanti al bar o sotto casa della cotta del momento. Con gli occhi di oggi, fa impressione.
Ma con quelli di allora, era una poesia. Era la giovinezza che correva veloce e imprudente, come quei motorini senza marmitta, senza limiti, e soprattutto… senza casco.
Quello che non tutti sanno
La legge sull'obbligo del casco per i ciclomotori entrò in vigore il 30 marzo 2000, ma già dal 1986 era previsto l’obbligo per i motocicli sopra i 50cc. Tuttavia, le multe erano rare e spesso i controlli inesistenti, specie nei piccoli centri.
Prima del 2000, i caschi più diffusi erano quelli "a scodella", senza mentoniera e quasi inutili in caso di caduta. Inoltre, per decenni furono venduti motorini da 50cc con velocità teoricamente limitata, ma facilmente "truccabili", tanto che un Ciao elaborato poteva superare i 100 km/h, mettendo a serio rischio ragazzi di 14 anni privi di qualsiasi protezione.