Il tempo delle mele: immortale batticuore cinematografico

C’è stato un momento, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, in cui il cinema ha smesso di raccontare l’adolescenza come un momento superficiale e ha iniziato a mostrarla per ciò che è: un terremoto silenzioso che ci cambia per sempre. Quel momento ha un titolo preciso: Il tempo delle m...

Il tempo delle mele: immortale batticuore cinematografico

C’è stato un momento, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, in cui il cinema ha smesso di raccontare l’adolescenza come un momento superficiale e ha iniziato a mostrarla per ciò che è: un terremoto silenzioso che ci cambia per sempre. Quel momento ha un titolo preciso: Il tempo delle mele.

Uscito in Italia nel marzo 1981, questo film francese, all’apparenza semplice e delicato, è diventato una vera e propria icona generazionale. Perché non raccontava supereroi o avventure spettacolari, ma parlava a chi, come Vic, stava cercando di capire chi era.

Victoire “Vic” Beretton è una ragazzina parigina di 13 anni. Frequenta la scuola, ha genitori complicati, una nonna anticonvenzionale e un cuore che comincia a battere per Matthieu, un compagno più grande.

I suoi giorni si dividono tra amiche, interrogazioni, feste scolastiche, confidenze sussurrate. Non succede nulla di clamoroso, eppure ogni scena del film è una tappa: la prima delusione, il primo bacio, il primo lento.

E tutto – nella sua semplicità – risuona profondamente nella memoria di chiunque abbia vissuto quella stessa età. Il film è diretto da Claude Pinoteau con uno sguardo leggero ma rispettoso, quasi da fratello maggiore.

E trova nella giovanissima Sophie Marceau – allora quattordicenne al suo primo ruolo – un volto capace di tenerezza, rabbia, ingenuità e passione tutte insieme. La sua Vic non è perfetta: è confusa, impulsiva, spesso silenziosa.

E proprio per questo è vera. Le sue emozioni, i suoi sogni, le sue malinconie sono le stesse di milioni di adolescenti che, ancora oggi, si rivedono in lei.

Ma Il tempo delle mele è anche, e soprattutto, un film sull’amore. Quello che non si sa nominare, che arriva senza preavviso e sconvolge tutto.

Il momento in cui si balla per la prima volta stretti a qualcuno, col cuore che corre e il respiro corto. La scena in cui Vic e Matthieu danzano abbracciati sulle note di Reality è diventata uno dei momenti più iconici della storia del cinema romantico.

È la fotografia esatta di quell’attimo in cui l’innocenza lascia spazio al desiderio, e tutto cambia. In Italia, il film fu un successo clamoroso.

Le ragazzine si innamoravano di Matthieu, imitavano le pettinature di Vic, si scrivevano lettere su carta profumata e sognavano feste in soffitta. La colonna sonora – che includeva anche pezzi disco-pop e melodie strumentali dolcissime – vendette centinaia di migliaia di copie.

E il titolo stesso, Il tempo delle mele, è diventato sinonimo di adolescenza, usato nei giornali, nelle canzoni, nel linguaggio quotidiano. Il film ebbe due seguiti: La Boum 2 (1982) – che raccontava la crescita di Vic e il suo amore più maturo – e un terzo, L’amour en douce, mai distribuito ufficialmente come sequel ma legato idealmente allo stesso universo narrativo.

Nessuno dei due riuscì però a replicare l’effetto del primo. Perché Il tempo delle mele aveva già detto tutto, con quella dolcezza che si deposita nell’anima e lì resta, per sempre.

Quello che non tutti sanno

Sophie Marceau fu scelta dopo un casting al quale parteciparono oltre 1.500 ragazze. All’epoca frequentava ancora la scuola e non aveva alcuna esperienza di recitazione.

Il titolo originale del film era La Boum, parola francese che indica una festa casalinga tra adolescenti, e venne tradotto in Italia con un’espressione poetica e malinconica che in realtà non appare mai nei dialoghi del film. Reality, la celebre canzone composta da Vladimir Cosma e cantata da Richard Sanderson, fu inserita nel film quasi per caso: doveva essere solo una musica provvisoria per la scena del ballo, ma dopo una proiezione di prova il pubblico ne rimase così colpito che divenne immediatamente la traccia principale.

Inoltre, l'attrice Brigitte Fossey, che interpreta la madre di Vic, era una celebre diva del cinema d’autore francese, scelta da Pinoteau per dare maggiore profondità al film.