Il telefono con rotore: quando ogni numero aveva il suo tempo

Negli anni '80 e per buona parte dei '90, chiamare qualcuno non era un gesto immediato. Era un piccolo rito, fatto di gesti precisi e rumori familiari. Il telefono con rotore, detto anche “a disco”, era il protagonista silenzioso delle nostre case: pesante, solido, spesso color panna, verde oliva...

Il telefono con rotore: quando ogni numero aveva il suo tempo

Negli anni '80 e per buona parte dei '90, chiamare qualcuno non era un gesto immediato. Era un piccolo rito, fatto di gesti precisi e rumori familiari.

Il telefono con rotore, detto anche “a disco”, era il protagonista silenzioso delle nostre case: pesante, solido, spesso color panna, verde oliva o bordeaux, con la cornetta appoggiata sopra e il cavo spiralato che si attorcigliava ogni giorno di più. Il funzionamento era meccanico e quasi musicale: si infilava il dito nel foro del numero desiderato e si faceva ruotare il disco fino allo stop metallico, poi lo si lasciava tornare indietro, con un suono ritmato e ipnotico.

Ogni cifra aveva un suo tempo: lo zero era il più lungo, l’1 il più veloce. Chi aveva molti zeri nel numero di casa...

aspettava. In Italia, il telefono con rotore si diffuse capillarmente con la SIP, la Società Italiana per l’Esercizio Telefonico.

Fino ai primi anni '90, si doveva pagare un canone per l'apparecchio, che tecnicamente non era di proprietà dell’utente. I modelli più iconici erano il "Grillo" (che si apriva a scatto come una conchiglia) e il Bigrigio, ma il re assoluto era il Modello Sirio, introdotto nel 1981, dalla forma squadrata e robusta, presente in milioni di case italiane.

Ogni telefonata era ponderata. Non si chiamava “così, per dire”.

Si pensava prima cosa dire, ci si appuntava i numeri in una rubrica cartacea e si stava attenti a non sbagliare cifra all’ultimo numero, o si doveva ricominciare da capo. E quando il telefono squillava, tutti in casa correvano, non sapendo mai chi fosse: non c’erano display, né chiamate perse.

Solo un drinnn forte, metallico, che riempiva tutta la casa. Chi era al telefono monopolizzava anche la linea: non c’erano conversazioni parallele, né internet.

E quante volte capitava che qualcuno in casa alzasse la cornetta da un’altra stanza, per “sentire” o dire “attacca che devo telefonare”? Momenti che oggi sembrano impossibili, ma che allora costruivano legami, attese, emozioni.

Quello che non tutti sanno

Il primo telefono a disco fu brevettato nel 1891 da Almon Brown Strowger, ma il suo utilizzo si diffuse in Italia solo a partire dagli anni ’30 nelle città più grandi. Il modello Sirio, progettato da Girmi e prodotto dalla SIP, era disponibile in diversi colori e divenne talmente iconico da essere esposto al MoMA di New York come esempio di design industriale italiano.

Il suono del rotore era causato da una sequenza di impulsi elettrici generati meccanicamente: ogni numero corrispondeva a un certo numero di interruzioni nel circuito telefonico. Alcune centraline telefoniche rurali in Italia continuarono a funzionare con telefoni a disco fino ai primi anni 2000.

Oggi questi telefoni sono oggetti da collezione, e alcuni appassionati li restaurano collegandoli a centraline digitali per farli funzionare ancora.