Il motorino Sì: due ruote di libertà che profumavano di adolescenza

Negli anni ’90, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza aveva una forma ben precisa: due ruote, un sellino stretto, una leva dell’aria da tirare, e un casco da infilare al volo. Era il motorino Piaggio Sì, compagno inseparabile delle prime vere autonomie, delle corse verso la scuola, degli app...

Il motorino Sì: due ruote di libertà che profumavano di adolescenza

Negli anni ’90, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza aveva una forma ben precisa: due ruote, un sellino stretto, una leva dell’aria da tirare, e un casco da infilare al volo. Era il motorino Piaggio Sì, compagno inseparabile delle prime vere autonomie, delle corse verso la scuola, degli appuntamenti con gli amici e degli amori appena sbocciati.

Non era solo un mezzo di trasporto: era un simbolo. Introdotto da Piaggio nel 1978, il Sì divenne popolarissimo anche negli anni ’80 e soprattutto nei primi anni ’90.

Con il suo design essenziale, il telaio a tubi nudi e il motore da 49 cc, rappresentava la semplicità e la robustezza. Era leggero, affidabile e – cosa non da poco – non richiedeva il casco fino al 2000, cosa che lo rese amatissimo dai più giovani.

Il "Sì" era il primo veicolo a motore per moltissimi di noi, e bastava una pedalata per metterlo in moto. C’erano due tipi di adolescenti: quelli con lo scooter nuovo fiammante, e quelli con il Sì magari ereditato dal fratello maggiore, personalizzato con adesivi, modifiche e marmitte truccate.

Eppure, proprio quel motorino essenziale diventava il più cool, perché ci accompagnava ovunque. Quante storie sono nate sul sellino posteriore, tra vibrazioni e profumo di miscela?

Le versioni più famose erano il Sì Special, il Sì Elettronico e il Sì Mix. Alcuni modelli avevano il portapacchi posteriore, altri lo stereo montato artigianalmente sotto il manubrio.

Ogni ragazzo sapeva regolare il carburatore o cambiare la candela. Era normale ritrovarsi con le mani nere di grasso nel cortile di casa, cercando di "farlo ripartire" con l’aiuto di un cacciavite e qualche bestemmia in codice.

Il motorino Sì era anche sinonimo di indipendenza. Non serviva chiedere a mamma e papà di accompagnarti: bastava un pieno da 5.000 lire e si andava.

Al mare, in città, nei paesini, sotto la pioggia, nei viali alberati delle periferie italiane. E poi c’erano i “giri”, quei pomeriggi passati a girare in tondo senza meta, solo per sentire il vento in faccia e salutare chi si incrociava.

Nel 2001 la produzione del Sì venne definitivamente interrotta. I tempi cambiavano, e con loro i gusti e le regole del traffico.

Ma quel motorino continua ad avere un posto speciale nei cuori di chi l’ha guidato almeno una volta. Perché il Piaggio Sì non era solo un mezzo.

Era un’emozione a due tempi.

Quello che non tutti sanno

Il Piaggio Sì fu progettato come evoluzione del celebre Ciao, ma con alcune migliorie: una ciclistica più stabile, sospensioni posteriori e freni più affidabili. Il nome “Sì” fu scelto per rappresentare positività e immediatezza.

Negli anni '90, molti giovani montavano sul Sì la marmitta “Giannelli Fire” o la “Proma”, che aumentavano le prestazioni – anche se erano vietate. In alcune città, come Roma e Milano, esistevano veri e propri “raduni del Sì”, e c'erano persino officine specializzate in tuning esclusivo di questi motorini.

Inoltre, in alcune versioni rare, il Sì era disponibile anche in colorazioni fluo per accontentare i gusti più modaioli del decennio.