Il ghiacciolo arcobaleno: quando l’estate aveva il sapore del colore

Negli anni ’80 e ’90, l’estate italiana aveva un simbolo semplice ma potentissimo: il ghiacciolo multicolore. Più di un semplice dolce, era un’esplosione di colori e sapori che univa bambini e adolescenti in un rito quotidiano fatto di mani appiccicose, labbra tinte e sorrisi ghiacciati. Si trova...

Il ghiacciolo arcobaleno: quando l’estate aveva il sapore del colore

Negli anni ’80 e ’90, l’estate italiana aveva un simbolo semplice ma potentissimo: il ghiacciolo multicolore. Più di un semplice dolce, era un’esplosione di colori e sapori che univa bambini e adolescenti in un rito quotidiano fatto di mani appiccicose, labbra tinte e sorrisi ghiacciati.

Si trovava ovunque: nei bar, nei lidi, nei distributori automatici, dentro i freezer di casa accanto ai Sofficini e ai gelati con la sorpresa. Era colorato, economico, e soprattutto… infinito.

Non aveva solo tre colori. A volte erano quattro, cinque, persino sei.

Si passava dal rosso fragola al giallo limone, dal verde menta all’azzurro puffo, dall’arancione all’anice, in una sequenza che variava da marca a marca. Ogni strato era una scoperta, e ogni bambino aveva la sua strategia: c’era chi partiva dall’alto, chi dal basso, chi spezzava il ghiacciolo per gustarlo a metà.

Il più diffuso aveva uno stecco centrale e una forma lunga e appuntita, ma esistevano anche versioni tondeggianti, a spirale, o con sorpresa alla frutta nel cuore. Era il compagno perfetto dopo una corsa in bici o un tuffo al mare, durante l’intervallo al centro estivo o nei pomeriggi davanti a Bim Bum Bam.

Bastava vedere un amico con la bocca rossa e la lingua verde per sentirne subito il bisogno. Il freddo pizzicava i denti, il colore macchiava le dita, ma nessuno si lamentava: era parte del gioco.

Rispetto ai gelati pieni di panna o cioccolato, il ghiacciolo multicolore aveva un’anima più semplice e democratica. Costava poco, era adatto anche a chi “non poteva sporcare” e non richiedeva cucchiaini o tovagliolini.

Bastava aprirlo con i denti, e via. Nei cortili, nei parchi giochi, nelle spiagge di cemento o sabbia, il suo scricchiolio era la colonna sonora dell’estate.

Quello che non tutti sanno

Il ghiacciolo multicolore, così com’era venduto negli anni ’80 e ’90, era spesso composto da strati versati manualmente in fase di produzione, in piccoli laboratori artigianali locali. Non esisteva uno standard unico: ogni zona d’Italia aveva il suo “ghiacciolo arcobaleno” preferito.

Alcuni contenevano fino a 7 gusti diversi, e i coloranti naturali usati all’epoca tendevano a scolorirsi in pochi minuti sotto il sole. In alcune gelaterie, venivano realizzati su ordinazione, scegliendo i gusti “a strati” come un panino.

E un dato curioso: secondo uno studio del 1992 sul consumo estivo degli under 14, i ghiaccioli multicolore erano al primo posto tra i gelati più richiesti, davanti ai grandi classici confezionati. Era, in tutto e per tutto, il gelato della gente.