Il foglio protocollo: la carta bianca sinonimo di "compito in classe"

Era il supporto ufficiale di ogni compito in classe, la superficie immacolata su cui si decidevano voti e destini scolastici. Il foglio protocollo, con la sua inconfondibile rigatura e quel formato standardizzato, rappresentò per generazioni di studenti italiani molto più di un semplice pezzo di ...

Il foglio protocollo: la carta bianca sinonimo di "compito in classe"

Era il supporto ufficiale di ogni compito in classe, la superficie immacolata su cui si decidevano voti e destini scolastici. Il foglio protocollo, con la sua inconfondibile rigatura e quel formato standardizzato, rappresentò per generazioni di studenti italiani molto più di un semplice pezzo di carta: era il palcoscenico su cui si esibivano le proprie conoscenze, il campo di battaglia contro interrogazioni e verifiche.

Si comprava in cartoleria in pacchi da cento fogli, ma c'era anche chi se ne procurava uno o due alla volta per necessità immediate. Altri studenti, più furbi o più previdenti, possedevano i quadernoni formato protocollo e li strappavano al momento del bisogno, creando piccoli strappi dentellati sui bordi che li rendevano immediatamente riconoscibili.

Era un'economia di carta che rifletteva quella domestica: non tutti potevano permettersi pacchi interi, ma nessuno voleva farsi trovare impreparato. La carta bianca di grammatura pesante prometteva di non tradire nemmeno con le penne più cariche di inchiostro.

La rigatura era precisa e standardizzata: margini rossi perfettamente delineati, righe orizzontali a distanza regolare, uno spazio bianco in alto per intestazione e data. Ogni dettaglio seguiva norme ministeriali che garantivano uniformità in tutte le scuole d'Italia.

Il rituale del compito iniziava sempre con la preparazione del foglio. Nome, cognome, classe e data scritti con la calligrafia migliore, quella riservata alle occasioni importanti.

La prima riga era sacra, quella che avrebbe accolto il titolo del tema o della versione di latino. Poi iniziava l'avventura: riempire quelle righe bianche con pensieri, formule matematiche, analisi logiche o traduzioni dall'inglese.

Chi strappava i fogli dai quadernoni doveva fare attenzione a creare strappi puliti, senza lasciare lembi di carta o buchi antiestetici. Spesso si utilizzavano righelli o si ripiegava più volte il bordo per ottenere una linea di rottura precisa.

Era un'arte minore, ma importante: presentarsi con un foglio mal strappato poteva dare un'impressione di trascuratezza che nessuno studente voleva comunicare. La qualità della carta faceva la differenza, sia che provenisse da confezioni intere che da quadernoni smembrati.

I fogli protocollo buoni non si bucavano con la penna, non assorbivano l'inchiostro creando aloni, non si strappavano durante la scrittura veloce delle verifiche a tempo. Chi comprava protocolli scadenti se ne accorgeva subito: inchiostro che colava, righe storte, carta che si arricciava al minimo contatto con l'umidità.

Ogni studente sviluppava il proprio rapporto personale con questi fogli. C'era chi scriveva largo per riempire più spazio con meno contenuto, chi invece addensava le parole per far stare tutto in una facciata.

I più ordinati lasciavano margini perfetti e rispettavano religiosamente le righe, altri trasformavano il foglio in un campo di battaglia di correzioni, frecce e note a margine.

Quello che non tutti sanno

Il formato del foglio protocollo italiano fu stabilito nel 1923 da una commissione ministeriale presieduta da Giovanni Gentile, che volle uniformare tutti i supporti cartacei utilizzati nelle scuole del Regno. Le dimensioni precise (33x44 cm) furono calcolate per ottimizzare la produzione industriale e ridurre gli sprechi di cellulosa.

La tradizione di strappare fogli dai quadernoni divenne così comune negli anni '60 che alcune cartolerie iniziarono a vendere quadernoni con perforazioni pre-tratteggiate per facilitare lo strappo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la carenza di cellulosa portò alla produzione di fogli protocollo grigi realizzati con carta riciclata, che divennero così ricercati da essere utilizzati come merce di scambio nel mercato nero.

Gli insegnanti più esperti riconoscevano immediatamente i fogli strappati dai quadernoni dai bordi irregolari e spesso li accettavano con più benevolenza, considerandoli segno di una certa intraprendenza studentesca. Curiosamente, negli anni '70 nacque un piccolo commercio parallelo tra compagni di classe: chi aveva quadernoni vendeva fogli singoli a prezzi maggiorati rispetto al costo unitario dei pacchi, creando le prime forme di imprenditoria scolastica giovanile.