Il catch: lo spettacolo esagerato che ha fatto impazzire gli anni '80 e '90

Negli anni ’80 e ’90, c’era un momento preciso in cui tutto si fermava: bastava sintonizzarsi su Italia 1, Rete 4 o sulle emittenti locali per ritrovarsi catapultati in un mondo fatto di muscoli oliati, urla teatrali, costumi improbabili e colpi spettacolari. Era il tempo del catch, così lo chiam...

Il catch: lo spettacolo esagerato che ha fatto impazzire gli anni '80 e '90

Negli anni ’80 e ’90, c’era un momento preciso in cui tutto si fermava: bastava sintonizzarsi su Italia 1, Rete 4 o sulle emittenti locali per ritrovarsi catapultati in un mondo fatto di muscoli oliati, urla teatrali, costumi improbabili e colpi spettacolari. Era il tempo del catch, così lo chiamavamo allora, anche se il nome corretto era wrestling.

Ma per noi italiani era semplicemente il catch, lo sport-spettacolo che ci faceva esaltare davanti alla TV come se fossimo al Madison Square Garden. Le prime trasmissioni arrivarono tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, con le repliche dei match americani della WWF (World Wrestling Federation), trasmesse in italiano con commenti leggendari come quelli di Dan Peterson o Tony Fusaro.

Il catch non era solo lotta libera: era teatro, comicità, adrenalina e fantasia, tutto in uno. Gli atleti erano personaggi sopra le righe, veri e propri supereroi in carne e ossa: Hulk Hogan, con i suoi baffoni biondi e le camicie strappate; Ultimate Warrior, impazzito e pitturato dalla testa ai piedi; The Undertaker, con l’aura da becchino invincibile; Macho Man Randy Savage, con i suoi occhiali a specchio e la voce roca da cartone animato.

E i match? Finzioni coreografate, certo, ma così convincenti da farci saltare sul divano.

Le mosse avevano nomi da fumetto: suplex, body slam, flying elbow, piledriver. I buoni contro i cattivi, i tradimenti, i ritorni a sorpresa, le rivalità inventate ma vissute con passione vera.

Era una telenovela per ragazzi, ma nessuno voleva ammetterlo. In Italia il catch divenne un fenomeno di massa: le figurine Panini, i pupazzi di gomma dei lottatori, le magliette con i volti dei nostri eroi.

Nelle scuole si imitavano le mosse (con qualche gomito ammaccato), si discuteva su chi fosse il più forte, si guardavano i match in VHS fino a consumarli. Era un modo per sentirsi parte di un mondo esagerato, dove l’eroismo e l’invincibilità sembravano possibili.

Quello che non tutti sanno

In Italia il catch fu inizialmente trasmesso con una forte censura: molti match venivano tagliati per eliminare scene troppo violente o provocatorie, e i commentatori spesso "addolcivano" la narrazione per il pubblico giovane. Inoltre, negli anni ’90, la WWF arrivò a toccare record di ascolti assoluti in seconda serata, battendo perfino alcuni talk show e programmi politici.

Un’altra chicca: molti wrestler venivano doppiati in italiano, non solo nei promo ma persino durante i match, creando frasi entrate nella leggenda come "Io ti distruggerò, fratello!" (voce di Hulk Hogan). Infine, pochi sanno che in quegli anni nacquero in Italia delle federazioni locali di wrestling, con lottatori nostrani che si esibivano nei palazzetti e nelle fiere, proprio ispirati da quello spettacolo americano che ci aveva fatto innamorare del ring.