Il bambino d'oro: Will Smith tra cinismo ed umorismo
Chandler Jarrell non era un eroe convenzionale. Nel dicembre 1986 arrivava nelle sale italiane "Il bambino d'oro", un esperimento cinematografico che mescolava la comicità irriverente di Eddie Murphy con atmosfere esoteriche e avventura alla Indiana Jones. Una pellicola che, nonostante le critich...
Chandler Jarrell non era un eroe convenzionale. Nel dicembre 1986 arrivava nelle sale italiane "Il bambino d'oro", un esperimento cinematografico che mescolava la comicità irriverente di Eddie Murphy con atmosfere esoteriche e avventura alla Indiana Jones.
Una pellicola che, nonostante le critiche non entusiaste, conquistò il pubblico trasformandosi in un fenomeno commerciale da 79 milioni di dollari solo negli Stati Uniti. La trama ci catapulta in un mondo dove antico e moderno si scontrano: un investigatore specializzato nel ritrovamento di bambini scomparsi viene contattato da una misteriosa donna tibetana, Kee Nang, che lo informa di essere "il prescelto".
Il suo compito? Salvare il "Bambino d'oro", un giovane monaco dalle straordinarie capacità soprannaturali, rapito dal demoniaco Sardo Numspa.
Murphy interpreta Jarrell con il suo tipico mix di cinismo e umorismo, mantenendo quella verve comica che lo aveva reso celebre con "Beverly Hills Cop". Ma qui il contesto cambia radicalmente: non più criminalità urbana ma misticismo tibetano, non più squadre di polizia ma monaci e demoni.
Il film diventa così un viaggio che porta il protagonista dalle strade di Los Angeles fino alle montagne del Tibet, in cerca di un pugnale sacro necessario per sconfiggere il male. La pellicola nasceva con ambizioni diverse.
La sceneggiatura originale di Dennis Feldman, intitolata "The Rose of Tibet", era concepita come un thriller drammatico con elementi soprannaturali, sulla scia di Raymond Chandler. Ma l'arrivo di Murphy trasformò tutto in chiave comica, creando quel particolare cocktail di generi che caratterizza il film.
Il cast vanta interpreti di spessore: Charles Dance nei panni del villain Sardo Numspa regala una performance teatralmente malvagia, mentre Charlotte Lewis incarna la guerriera Kee Nang con un fascino esotico che conquistò il pubblico. Curioso dettaglio: il "Bambino d'oro", pur essendo maschio nella storia, era interpretato dalla piccola Jasmine Lauren Reate, all'epoca settenne.
La regia di Michael Ritchie, reduce dal successo di "Fletch", doveva gestire una produzione complessa che mescolava effetti speciali tradizionali, stop motion e le prime sperimentazioni CGI. Il risultato finale mostra ancora oggi i segni di quella transizione tecnologica tipica degli anni '80.
L'accoglienza critica fu tiepida - 22% su Rotten Tomatoes - ma il pubblico rispose diversamente. Il film divenne l'ottavo maggior successo del 1986, dimostrando come il carisma di Murphy riuscisse a trascinare anche progetti considerati minori.
Lo stesso attore, anni dopo, definì il film "una schifezza" pur riconoscendone il successo commerciale.
Quello che non tutti sanno
Inizialmente John Carpenter doveva dirigere il film, ma preferì concentrarsi su "Grosso guaio a Chinatown", uscito lo stesso anno. Tre attori - Victor Wong, James Hong e Peter Kwong - recitarono in entrambe le pellicole, creando un curioso intreccio tra i due fantasy.
Il ruolo di Jarrell era stato pensato per Mel Gibson, ma l'indisponibilità dell'attore australiano portò alla trasformazione del progetto in chiave comica per Murphy. Eddie Murphy rifiutò persino un ruolo in "Star Trek IV" per dedicarsi a questo film, che uscì esattamente lo stesso giorno del film di fantascienza.
La colonna sonora, originariamente affidata ad Alan Silvestri, passò poi a John Barry e infine a Michel Colombier, testimoniando le difficoltà produttive del progetto. Gene LeBell, leggendario stuntman e maestro di arti marziali che aveva allenato Chuck Norris, appare in un cameo come motociclista ubriaco che tossisce in faccia al protagonista.