I Simpson: la famiglia gialla che ha portato l'irriverenza in tv

I Simpson, la serie animata anni 90 che rivoluzionò la TV: Homer, Marge, Bart, Lisa e Maggie nella famiglia più irriverente della TV.

I Simpson: la famiglia gialla che ha portato l'irriverenza in tv

Era il 19 aprile 1987 quando una famiglia di cinque membri dall'inconfondibile colore giallo fece il suo debutto televisivo. Non su una grande rete, non in prima serata, ma come piccolo cortometraggio di un minuto nel Tracey Ullman Show su Fox.

Il corto si chiamava "Good Night" e fu il primo vagito di quella che sarebbe diventata la famiglia più celebre dell'animazione mondiale: i Simpson. Matt Groening aveva solo quindici minuti per convincere James L.

Brooks quando gli propose l'idea. Inizialmente doveva trasporre la sua striscia a fumetti "Life in Hell", ma temendo di perdere i diritti della sua creazione, inventò sul momento una famiglia disfunzionale dai nomi familiari: Homer come suo padre, Marge come sua madre, Lisa come sua sorella, Maggie come un'altra sorella, e Bart come anagramma di "brat" (monello).

Solo Matt divenne Bart per non essere troppo ovvio. Dal 19 aprile 1987 al 1989, furono trasmessi 48 cortometraggi della durata di un minuto durante gli intermezzi pubblicitari del Tracey Ullman Show.

I disegni erano grezzi, quasi primitivi, perché Groening - che non aveva esperienza nell'animazione - aveva fornito solo degli schizzi agli animatori, pensando che li avrebbero "sistemati". Ma gli animatori semplicemente li ricalcarono, creando quel tratto distintivo che ancora oggi riconosciamo.

Il successo di quei piccoli episodi fu tale che Fox decise di investire dieci milioni di dollari per produrre una serie vera e propria. Il 17 dicembre 1989 andò in onda il primo episodio di mezz'ora: "Simpsons Roasting on an Open Fire" (Un Natale da cani), che divenne immediatamente un fenomeno culturale.

Era la prima serie animata in prima serata dai tempi de "Gli Antenati". In Italia, i Simpson arrivarono il 1º ottobre 1991 su Canale 5 con "Bart il Genio" in seconda serata.

La programmazione proseguì ogni martedì alle 22:30 fino al 18 agosto 1996, trattando la serie non come un cartone per bambini ma come una sitcom per adulti. Non a caso, non fece mai parte del mondo di Bim Bum Bam gestito da Alessandra Valeri Manera.

Il 20 ottobre 1997, i Simpson si trasferirono definitivamente su Italia 1, dove trovarono la loro collocazione nel primo pomeriggio, diventando un appuntamento fisso per intere generazioni. Il passaggio segnò l'inizio di un'era: Mediaset aveva capito che l'animazione poteva conquistare anche il pubblico adulto, aprendo la strada a Futurama, I Griffin e South Park.

La geniale idea di colorare i personaggi di giallo fu di Gyorgyi Peluce, la colorista, per far credere agli spettatori che ci fosse un problema con i loro televisori durante lo zapping. Una trovata che rese i Simpson inconfondibili per sempre.

Il colore è considerato praticamente identico al Pantone 116 C. I Simpson non erano solo una famiglia: erano una parodia feroce della società americana, della televisione, della condizione umana.

Ogni episodio nascondeva citazioni, riferimenti culturali, previsioni che spesso si sono rivelate profetiche. La rivista Time li nominò "miglior serie televisiva del secolo" il 31 dicembre 1999, e nel 2000 ottennero una stella nella Hollywood Walk of Fame.

Quello che non tutti sanno

I Simpson detengono tuttora il Guinness dei primati per "Più celebrità partecipanti ad una serie animata". L'esclamazione di Homer "D'oh!" è stata inserita nell'Oxford English Dictionary nel 2001.

Tracey Ullman intentò una causa legale contro Fox, sostenendo che i Simpson dovevano il loro successo al suo show e pretendendo una percentuale dei guadagni, ma perse. Il primo episodio che doveva andare in onda era "Some Enchanted Evening" (Sola, senza amore), ma quando arrivò dalla Corea del Sud, James Brooks lo definì "una merda" per la qualità dell'animazione, costringendo a rimandarlo come finale di prima stagione.

Durante i primi corti, Smithers aveva la pelle scura per un errore di colorazione che fu poi corretto. Matt Groening rivelò solo nel 2012 che Springfield è quella dell'Oregon, sua città natale.