I Puffi: quei minuscoli amici blu che ci hanno insegnato a vivere in armonia
I Puffi, i minuscoli eroi blu anni 80: Grande Puffo, Gargamella e il villaggio dei funghi nel cartone che insegnò la convivenza.
Chiunque sia cresciuto negli anni ’80 ricorda il jingle inconfondibile: “Chi siano non lo so, gli strani ometti blu...”. I Puffi erano ovunque: in TV, nei quaderni, come pupazzetti, nei gadget delle merendine.
Ma soprattutto, erano parte della nostra routine quotidiana. Ogni giorno, puntuali, alle 19:15 circa su Italia 1, ci si immergeva nel loro mondo nascosto tra i funghi giganti e gli alberi della foresta, dove la vita si svolgeva in perfetta armonia… o quasi.
I Puffi nacquero nel 1958 dalla matita del fumettista belga Peyo (Pierre Culliford), ma fu nel 1981 che esplose il loro successo planetario, grazie alla serie animata realizzata da Hanna-Barbera, trasmessa in Italia per la prima volta il 26 ottobre 1982 su Italia 1. La serie andò in onda per anni, diventando un appuntamento fisso, soprattutto tra il 1983 e il 1989, con repliche fino agli anni '90.
In totale, furono trasmessi 421 episodi suddivisi in 9 stagioni, con l’ultimo episodio andato in onda negli USA nel 1989. Il villaggio dei Puffi era un modello di comunità perfetta.
Ogni puffo aveva una sua identità e una sua funzione: Puffo Forzuto, Puffo Inventore, Puffo Vanitoso, Puffetta, Baby Puffo, Grande Puffo. Nessuno era inutile, nessuno era superiore.
Anche quelli più goffi o imbranati (come Puffo Tontolone) avevano un ruolo. E questo messaggio, nella sua semplicità, colpiva forte: ognuno di noi è speciale se messo nel contesto giusto.
Ma non mancavano i pericoli. Il malvagio Gargamella e il suo gatto Birba erano la minaccia costante: volevano catturare i Puffi per farne oro o ingredienti di pozioni.
E qui entrava in gioco il coraggio, l’intelligenza collettiva, l’unione. Perché i Puffi non si salvavano mai da soli: si salvavano insieme.
La grafica semplice, i colori pastello, i dialoghi teneri e i valori positivi hanno reso i Puffi un fenomeno intergenerazionale. E se oggi possiamo sorridere ricordando la loro lingua piena di “puffare” e “puffoso”, allora ci rendiamo conto che quei piccoli blu ci hanno insegnato molto più di quanto pensavamo.
Quello che non tutti sanno
La parola "Puffo" nasce per caso durante un pranzo tra Peyo e l’amico André Franquin (autore di Spirou). Peyo, cercando il sale, disse: “Passami il... puffo!”, dimenticando il termine corretto.
La cosa fece ridere entrambi e nacque l’idea degli “Schtroumpfs”, nome originale in francese. Inoltre, la voce italiana dei Puffi era opera del leggendario doppiatore Oreste Baldini (per Puffo Tontolone) e di Isa Di Marzio (per Puffetta), mentre il tema musicale italiano fu scritto da Alessandra Valeri Manera e interpretato da Cristina D’Avena, contribuendo a rendere i Puffi immortali nel nostro immaginario.
Curiosità: i pupazzetti dei Puffi, distribuiti anche con le merendine o nei distributori automatici, venivano prodotti dalla ditta tedesca Schleich, e sono oggi oggetti da collezione molto ricercati, con alcuni modelli valutati oltre 200 euro.