I Jefferson: risate, rivincite e sogni afroamericani in un attico di Manhattan

Negli anni ’80, quando la televisione italiana trasmetteva i grandi classici della comicità americana, una sigla inconfondibile conquistava le serate: “Movin’ on up, to the East Side…”. Erano I Jefferson (The Jeffersons), una sitcom capace di far ridere, riflettere e – soprattutto – rompere barri...

I Jefferson: risate, rivincite e sogni afroamericani in un attico di Manhattan

Negli anni ’80, quando la televisione italiana trasmetteva i grandi classici della comicità americana, una sigla inconfondibile conquistava le serate: “Movin’ on up, to the East Side…”. Erano I Jefferson (The Jeffersons), una sitcom capace di far ridere, riflettere e – soprattutto – rompere barriere.

Con il suo protagonista irriverente e orgoglioso, George Jefferson, lo show portò nelle case italiane una rappresentazione nuova dell’America afroamericana: non più marginale, ma finalmente al centro del successo. La serie nacque come spin-off di Tutti in famiglia (All in the Family), dove George Jefferson era il vicino di casa di Archie Bunker.

Debuttò negli Stati Uniti il 18 gennaio 1975 sulla CBS, e fu trasmessa in Italia a partire dal 1983, prima su reti locali e poi su Canale 5 e Italia 1. In tutto, furono realizzate 11 stagioni e 253 episodi, un record per una sitcom con protagonisti afroamericani.

La trama è semplice ma rivoluzionaria: George Jefferson, ex lavapiatti diventato imprenditore di successo con una catena di lavanderie, si trasferisce con la moglie Louise in un elegante appartamento sulla East Side di Manhattan. Da qui, il titolo ironico e orgoglioso: “I Jefferson”.

Una scalata sociale fatta di orgoglio, fatica e determinazione. Ma il cuore dello show è il contrasto continuo tra George, irascibile e vanitoso, e Louise, la “Weezy”, colonna morale e affettuosa della famiglia.

Tra i personaggi indimenticabili: Florence, la domestica sarcastica; il signor Bentley, eccentrico vicino inglese; e i Willis, la coppia mista nero-bianca, ancora un tabù per l’epoca. La forza della serie stava nella leggerezza con cui affrontava temi pesanti: razzismo, classismo, differenze generazionali, emancipazione femminile.

Ma sempre con intelligenza, ritmo e battute che facevano centro. In Italia, I Jefferson divennero un cult grazie anche al doppiaggio magistrale: George aveva la voce di Enzo Garinei, Louise quella dolce e decisa di Isa Di Marzio.

Ogni episodio sembrava cucito su misura per far sorridere e pensare, con uno stile narrativo moderno e battute che sembravano anticipare i tempi. Anche se lo show si concluse nel 1985, la sua eredità resta viva.

I Jefferson non erano solo una famiglia, erano il simbolo della possibilità di riscatto, un racconto di ambizione afroamericana che riusciva a parlare a tutti, ovunque.

Quello che non tutti sanno

La sigla originale, “Movin’ on Up”, è considerata uno degli inni più potenti del sogno americano afroamericano. Scritta da Ja’Net DuBois (che recitava in un’altra serie, “Good Times”) e cantata da lei stessa, la canzone fu un successo anche fuori dalla serie.

George Jefferson, interpretato da Sherman Hemsley, era in realtà molto diverso dal suo personaggio: nella vita privata era timido, amava la musica classica e… ballava divinamente! Curiosamente, l’ultimo episodio della serie fu trasmesso senza un vero finale: la CBS cancellò lo show senza preavviso, lasciando milioni di fan senza un addio.