I ghiaccioli Motta con lo stecco componibile: quando il fresco diventava un gioco
Chi è cresciuto negli anni '80 e '90 non può dimenticarli: i ghiaccioli Motta con lo stecco in plastica che si trasformava in un giocattolo erano il simbolo dell’estate spensierata. Non erano solo un modo per rinfrescarsi, ma un vero e proprio evento quotidiano. Bastava avvistarli nel freezer del...
Chi è cresciuto negli anni '80 e '90 non può dimenticarli: i ghiaccioli Motta con lo stecco in plastica che si trasformava in un giocattolo erano il simbolo dell’estate spensierata. Non erano solo un modo per rinfrescarsi, ma un vero e proprio evento quotidiano.
Bastava avvistarli nel freezer del bar sotto casa o del lido al mare, e subito si accendeva l’entusiasmo. Il gusto era secondario: limone, cola, menta o fragola… quello che davvero contava era lo stecco.
A differenza dei soliti bastoncini in legno, questi erano colorati, rigidi, e — magia delle magie — componibili. Ogni stecco aveva incastri maschio-femmina, fori, linguette, e prendeva vita se accoppiato con altri.
C’erano ali, ruote, zampe, teste di mostri, eliche. Bastavano tre o quattro ghiaccioli per costruire una sorta di robot, un'auto, un animale fantastico.
Le confezioni mostravano le istruzioni per creare l’oggetto del momento, anche se nella pratica venivano fuori invenzioni un po’ storte… ma proprio per questo bellissime. Ogni ghiacciolo Motta era anche una piccola sfida: riuscire a non rompere il pezzo, a non perderlo nella sabbia o tra le fughe del marciapiede.
E soprattutto… completare la serie! Perché ogni estate Motta lanciava una nuova collezione, e chi aveva il pezzo raro diventava una piccola leggenda nel gruppo di amici.
Scambi, baratti, "te lo presto ma me lo ridai", e magari il tentativo (vietatissimo) di chiedere al gelataio se poteva “scegliere” quello con lo stecco giusto. Con le dita appiccicose, le labbra colorate e lo stecco da lavare sotto l’acqua, ogni bambino diventava un piccolo ingegnere creativo.
Una merenda che durava pochi minuti si trasformava in un gioco che riempiva i pomeriggi interi. Nessuna app, nessuna batteria.
Solo fantasia.
Quello che non tutti sanno
I mitici stecchi componibili dei ghiaccioli Motta nacquero con il nome di “Ghiaccioli Steccomatto”, lanciati alla fine degli anni '70 e diventati un culto nei decenni successivi. Ogni estate cambiava il tema: dinosauri, razzi spaziali, mostri, robot, auto.
Gli stecchi erano progettati in modo da potersi incastrare anche tra serie diverse, e questo aumentava la voglia di collezionarli. Alcuni di questi stecchi, oggi introvabili, sono diventati pezzi da collezione: c’è chi li vende online a oltre 10 euro l’uno.
In alcune fiere vintage, è ancora possibile trovare intere buste con le serie complete, testimoni silenziosi di un tempo in cui anche un ghiacciolo sapeva farci volare con l’immaginazione.