I gettoni del telefono: quando una telefonata era un'avventura
Quel suono metallico che cadeva nella fessura, il clic meccanico della rotella che girava, e poi quella tensione: "Basterà un gettone o ne serviranno due?" Chi ha vissuto gli anni 80 e 90 sa perfettamente di cosa parliamo. I gettoni telefonici non erano semplici monete, erano piccoli tesori che c...
Quel suono metallico che cadeva nella fessura, il clic meccanico della rotella che girava, e poi quella tensione: "Basterà un gettone o ne serviranno due?" Chi ha vissuto gli anni 80 e 90 sa perfettamente di cosa parliamo. I gettoni telefonici non erano semplici monete, erano piccoli tesori che custodivamo gelosamente in tasca, pronti per quel momento cruciale.
Ricordate la fretta di correre alla cabina telefonica più vicina quando dovevate fare quella chiamata importante? O la disperazione quando vi accorgevate che il gettone che avevate in tasca era bucato o deformato, e la macchinetta lo rifiutava inesorabilmente?
Quante volte abbiamo maledetto quei telefoni pubblici che si "mangiavano" i gettoni senza farci nemmeno comporre il numero! Era tutto un rituale: prima di uscire controllavi sempre di avere almeno due o tre gettoni.
Li sentivi tintinnare in tasca come una piccola sicurezza, la certezza che saresti riuscito a metterti in contatto con il mondo esterno. Non esistevano cellulari, WhatsApp o videochiamate.
C'era solo quella cornetta pesante, quel filo arrotolato e quei numeri che dovevi comporre con precisione millimetrica. Le cabine telefoniche erano i nostri uffici mobili, i confessionali urbani, i punti di incontro segreti.
Quante dichiarazioni d'amore sono partite da lì, quante bugie sono state raccontate, quanti appuntamenti fissati! E quando finalmente riuscivi a metterti in comunicazione, dovevi essere veloce e conciso: ogni secondo costava, letteralmente.
I gettoni rappresentavano la democratizzazione della comunicazione. Non importava se eri ricco o povero: con 200 lire potevi parlare con chiunque, ovunque.
Era la magia di un'epoca in cui comunicare aveva un valore tangibile, fisico, che pesava in tasca.
Quello che non tutti sanno
I gettoni telefonici italiani nascondono una storia affascinante che pochi conoscono. Il primo gettone fu introdotto nel 1959 con il valore di 50 lire, ma quello che tutti ricordiamo è il modello dal 1980: un disco di bronital (lega di rame, alluminio e nichel) del diametro di 22,5 millimetri e peso di 7,5 grammi.
La scelta dei materiali non fu casuale: doveva essere abbastanza resistente da non deformarsi, ma non troppo preziosa da invogliare i furti. Esiste una variante rarissima del gettone del 1981 con una piccola "i" impressa per errore durante la coniatura: oggi vale oltre 2000 euro tra i collezionisti.
La produzione totale fu di oltre 2 miliardi di pezzi, coniati dalla Zecca di Stato fino al 2001. Un dettaglio curioso: molti gettoni venivano utilizzati illegalmente come monete da 500 lire nei distributori automatici, poiché avevano peso e dimensioni simili.
Per questo motivo la SIP (poi Telecom) dovette modificare più volte le caratteristiche tecniche. L'ultimo gettone ufficiale fu prodotto nel 2001, ma tecnicamente rimasero validi fino al 2002, quando furono definitivamente sostituiti dalle schede telefoniche.