I Cavalieri dello Zodiaco: il mito greco a misura di ragazzi

I Cavalieri dello Zodiaco, l'anime anni 80 e 90 con armature divine: mito greco, combattimenti epici in uno dei cartoni più amati.

I Cavalieri dello Zodiaco: il mito greco a misura di ragazzi

Alla fine degli anni ’80, un nuovo cartone animato arrivò su Odeon TV e successivamente su Italia 7, pronto a rivoluzionare il mondo dell’animazione giapponese in Italia: I Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya nel titolo originale). In un'epoca dominata da robot e maghette, questa serie introdusse un mix irresistibile di mitologia greca, combattimenti epici, amicizia assoluta e senso dell’onore, diventando un cult per milioni di ragazzi cresciuti tra fine anni ’80 e primi anni ’90.

La prima puntata in Italia andò in onda il 4 settembre 1990, inizialmente in una versione fortemente censurata, ma già carica di fascino. L’estetica, le armature scintillanti, i nomi dei personaggi e la complessità della trama catturarono da subito l’immaginazione.

Ogni pomeriggio si correva a casa per non perdere nemmeno un colpo di scena tra le mura del Grande Tempio. La serie racconta la storia di Seiya, un giovane cavaliere che, insieme ad altri quattro compagni — Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki — difende la reincarnazione della dea Atena, Saori Kido, contro minacce divine e terrestri.

Ognuno indossa un’armatura sacra legata a una costellazione dello zodiaco e combatte utilizzando il potere del Cosmo, un’energia interiore che permette di superare i propri limiti fisici e spirituali. La saga più celebre è quella del Santuario, in cui i protagonisti devono attraversare le dodici case zodiacali, ciascuna protetta da un Cavaliere d’Oro.

Ogni combattimento è una prova di forza, coraggio, ma soprattutto di spirito. La bellezza di questa serie era proprio lì: anche i personaggi apparentemente malvagi avevano motivazioni profonde, e la redenzione era sempre possibile.

La qualità delle animazioni, le musiche struggenti e la mitologia reinterpretata in chiave moderna contribuirono a rendere I Cavalieri dello Zodiaco un fenomeno trasversale. E anche se le versioni italiane tagliavano le scene più violente e modificavano i dialoghi, l’impatto emotivo restava fortissimo.

Frasi come “Brucia, Cosmo!” o “Combatterò fino all’ultimo respiro per Atena!” sono ancora oggi incise nella memoria collettiva di una generazione. Con 114 episodi nella serie originale (1986–1989), seguiti da OAV, film e spin-off, i Cavalieri hanno conosciuto numerose rinascite: dalla saga di Hades agli adattamenti in CGI, fino al reboot Knights of the Zodiac su Netflix.

Ma nessuna versione ha mai eguagliato l’impatto della prima, quella vista su vecchi televisori a tubo catodico, con audio gracchiante e occhi spalancati.

Quello che non tutti sanno

Il manga originale di Masami Kurumada era molto più crudo e violento della versione animata, che fu addolcita per la TV. Inoltre, i nomi italiani vennero completamente modificati: Shiryū divenne Sirio, Hyōga diventò Cristal, Shun fu ribattezzato Andromeda (mantenendo però un alone di ambiguità nel doppiaggio), e Ikki divenne Phoenix.

L’armatura del Cavaliere dell’Unicorno, Jabu, era originariamente destinata a Seiya, ma fu cambiata all’ultimo minuto per rendere il protagonista più distintivo. In Giappone, la serie fu sospesa bruscamente senza mai concludere completamente l’arco narrativo di Hades, concluso solo molti anni dopo tramite OAV.

E ancora oggi, l’armatura di Pegasus è uno dei cosplay più venduti e riprodotti nel mondo.