Holly e Benji: quando il calcio diventava leggenda, un campo alla volta
Holly e Benji, il cartone sul calcio anni 80: tiri impossibili, amicizia e la magia di un campo da gioco che diventava leggenda.
C’era un tempo in cui il calcio non era solo un gioco, ma un’epopea che prendeva forma davanti ai nostri occhi ogni pomeriggio. Bastava accendere la TV e lasciarsi catturare dalle imprese di Oliver Hutton e Benjamin Price, i due protagonisti di “Holly e Benji, due fuoriclasse”, l’anime giapponese che ha cresciuto un’intera generazione con il cuore allacciato agli scarpini.
La prima puntata andò in onda in Italia il 19 luglio 1986 su Italia 1, anche se in Giappone il titolo originale era Captain Tsubasa, trasmesso dal 10 ottobre 1983 al 27 marzo 1986 per un totale di 128 episodi nella prima storica serie. In un’Italia ancora ubriaca del Mundial vinto nel 1982, “Holly e Benji” arrivò come un colpo di testa all’incrocio: impossibile ignorarlo.
Il cartone raccontava la crescita di un giovanissimo talento del calcio, Holly (Oliver Hutton), il cui sogno era quello di diventare il miglior calciatore del mondo, partendo dai campetti scolastici fino ad arrivare alla nazionale giapponese. Accanto a lui, avversari e amici straordinari: il portiere imbattibile Benji Price, l’attaccante geniale Mark Lenders, il raffinato Julian Ross, il silenzioso e letale Tom Becker.
Le partite, in “Holly e Benji”, non erano semplici partite. Erano saghe infinite, combattute su campi lunghi quanto un’autostrada, con salti acrobatici, palle che bucavano le reti e urla epiche dei commentatori.
Tutto era esagerato, teatrale, surreale. Ma anche maledettamente emozionante.
Andava in onda al pomeriggio, intorno alle 16.30, in quella fascia oraria magica in cui i compiti erano appena finiti e la merenda ci aspettava sul tavolo. E mentre la voce del mitico doppiatore Massimo Rossi dava vita a Holly, noi sognavamo di segnare il gol della vittoria nel campetto sotto casa, emulando le mitiche “catapulte infernali” dei gemelli Derrick.
Il successo della serie fu tale da generare sequel, remake e persino videogiochi. Dopo la serie originale, arrivarono “Holly e Benji – Sfida al mondo” (1989), “Che campioni Holly e Benji!” (1994), e persino una versione rinnovata nel 2018 per i Mondiali di calcio.
Ma nulla, davvero nulla, potrà mai eguagliare il fascino della prima serie, quella che ci faceva stare incollati alla TV anche solo per vedere se finalmente la palla fosse arrivata in porta dopo tre episodi.
Quello che non tutti sanno
Il creatore della serie, Yōichi Takahashi, si ispirò ai Mondiali del 1978 in Argentina per creare Captain Tsubasa, ma fu profondamente influenzato anche dalla vittoria dell’Italia nel 1982. Holly, infatti, è ispirato a un giovane Zico, mentre Benji Price ha diversi tratti presi da Dino Zoff.
Inoltre, il campo da calcio che sembra infinito non era solo un’esagerazione narrativa: Takahashi ha ammesso in un’intervista che lo fece volutamente così per aumentare la tensione e rendere ogni azione “una scalata verso l’Olimpo”. Curiosamente, la maglia della New Team ha gli stessi colori del San Paolo brasiliano, la squadra del cuore dell’autore.