Gundam: il real robot guidato da "anti-eroi" adolescenti

Gundam, il real robot anime anni 80: la guerra dagli occhi di adolescenti e la rivoluzione del genere mecha nel cartoon giapponese.

Gundam: il real robot guidato da "anti-eroi" adolescenti

La sera del 9 febbraio 1980, alle ore prefissate davanti ai televisori di tutta Italia, iniziò una rivoluzione silenziosa. Su Telemontecarlo andava in onda il primo episodio di quello che sembrava l'ennesimo cartone di robot giganti: "Gundam".

Nessuno poteva immaginare che quel mobile suit bianco avrebbe cambiato per sempre il nostro modo di vedere i mecha, trasformando macchine invincibili in strumenti di guerra fragili e realistici. La serie originale, "Mobile Suit Gundam", era stata trasmessa in Giappone dal 7 aprile 1979 al 26 gennaio 1980 per un totale di 43 episodi.

Il regista Yoshiyuki Tomino aveva creato qualcosa di completamente nuovo: niente più super robot indistruttibili pilotati da eroi senza macchia, ma "real robot" guidati da adolescenti terrorizzati, in una guerra dove anche i vincitori perdevano qualcosa. L'Italia fu il primo paese al mondo dopo il Giappone a trasmettere questa rivoluzione.

L'adattamento italiano, curato dalla VID attraverso la Sinc Cinematografica, portò sugli schermi prima 26 episodi dal titolo "Gundam" (febbraio-marzo 1980), poi 13 episodi come "Il ritorno di Gundam" (maggio 1980). Furono saltati quattro episodi (30, 33, 39 e 40), ma l'impatto fu devastante.

La voce di Saverio Garbarino dava vita a "Peter Rei" (il nostro Amuro Ray), mentre la sigla di Mario Balducci alias Peter Rei, su musiche di Detto Mariano, diventava l'inno di una generazione. Il successo sulle TV locali fu immediato e travolgente.

Dopo Telemontecarlo, decine di emittenti regionali replicarono la serie fino al 1983, quando improvvisamente Gundam scomparve dai palinsesti italiani per oltre vent'anni. I motivi di questa sparizione alimentarono leggende metropolitane: c'era chi parlava di diritti mai completamente acquisiti, chi di un veto della Sunrise per il trattamento ricevuto dalla serie.

Ma cosa rendeva Gundam così diverso? Mentre Mazinga Z e Goldrake mostravano eroi coraggiosi contro invasori alieni, Gundam raccontava una guerra civile nell'anno 0079 dell'Era Universale.

Amuro Ray non era un pilota nato, ma un ragazzino che saliva sul Gundam per sopravvivere. I mobile suit si danneggiavano, i piloti morivano, le battaglie lasciavano cicatrici profonde nell'anima dei protagonisti.

La serie introdusse il concetto di "Newtype", esseri umani evolutisi per vivere nello spazio, capaci di empatia soprannaturale. Non era più fantascienza pura, ma una riflessione profonda sull'evoluzione umana e sui costi della guerra.

Ogni episodio era collegato al successivo in una narrazione serrata che anticipava le moderne serie TV a episodi concatenati. L'impatto culturale fu enorme.

In Giappone, la serie ottenne nella prima trasmissione uno share del 5,32%, ma le repliche tra il 1981 e il 1984 raggiunsero picchi del 19,40%. Bandai lanciò i "Gunpla", modellini dei mobile suit che divennero un fenomeno planetario: oltre 350 milioni di pezzi venduti, rappresentando il 90% del mercato giapponese dei modelli in scala e il 40% di quello mondiale.

In Italia, Gundam creò una spaccatura generazionale. I bambini degli anni '80 lo adoravano proprio perché era diverso: più cupo, più complesso, più adulto.

Era il cartone che i genitori non criticavano, quello che potevi guardare con orgoglio. Poi arrivò il vuoto: dal 1983 al 2004, Gundam esistette solo nei ricordi e nelle rare videocassette che circolavano sottobanco.

Quello che non tutti sanno

La serie originale giapponese doveva durare 52 episodi, ma fu cancellata alla 39ª puntata per bassi ascolti. La produzione riuscì a negoziare altri quattro episodi per concludere degnamente la storia.

Il character design di Yoshikazu Yasuhiko si ispirava ai volti degli attori del cinema francese della Nouvelle Vague, mentre il mecha design di Kunio Ōkawara nacque dall'idea di creare robot che fossero "tank con le gambe" anziché supereroi di metallo. La sigla italiana fu registrata nello studio di Detto Mariano a Roma, lo stesso compositore che creò le musiche per molti western di Sergio Leone.

Il nome "Gundam" deriva dalla fusione di "gun" (pistola) e "freedom" (libertà), anche se Tomino dichiarò che voleva solo un nome che suonasse forte. In Giappone esiste dal 2009 una statua del Gundam RX-78-2 alta 18 metri nel parco di Odaiba, Tokyo, che ogni ora si illumina e muove la testa - è diventata una delle attrazioni turistiche più fotografate del paese.