Graziella: la regina pieghevole che pedalava nei nostri pomeriggi liberi

Negli anni ’70, ’80 e per buona parte dei ’90, bastava una bici Graziella per sentirsi davvero liberi. Non importava l’età, il quartiere o la regione: la Graziella era molto più di una semplice bicicletta. Era un simbolo di eleganza popolare, di autonomia e di pomeriggi al parco, tra un gelato sc...

Graziella: la regina pieghevole che pedalava nei nostri pomeriggi liberi

Negli anni ’70, ’80 e per buona parte dei ’90, bastava una bici Graziella per sentirsi davvero liberi. Non importava l’età, il quartiere o la regione: la Graziella era molto più di una semplice bicicletta.

Era un simbolo di eleganza popolare, di autonomia e di pomeriggi al parco, tra un gelato sciolto e le prime scorribande con gli amici. Con quel telaio compatto, la sella larga e il manubrio alto, riconoscibile da un chilometro, la Graziella ha fatto la storia del nostro paese – silenziosamente, una pedalata dopo l’altra.

Fu l’ingegner Rinaldo Donzelli a idearla nel 1964 per la Carnielli di Vittorio Veneto, ma il vero boom arrivò negli anni ’70, quando la Graziella diventò un fenomeno nazionale. A differenza delle biciclette tradizionali, la sua struttura pieghevole la rendeva unica: poteva essere caricata facilmente in macchina, custodita nel corridoio di casa o portata in vacanza.

E proprio questa sua versatilità la rese perfetta per le famiglie italiane, in un’epoca in cui si scopriva il piacere delle gite fuori porta e dei campeggi sul mare. Negli anni ’80, la Graziella diventò anche un oggetto di moda.

Alcuni la personalizzavano con adesivi colorati, campanelli rumorosi, specchietti e perfino bandierine. Era frequente vederla parcheggiata davanti ai bar, alle scuole o ai portoni dei palazzi, con i bambini seduti sopra la barra trasversale e i genitori che gridavano “torna subito, non andare lontano!”.

Chi la riceveva in regalo per la prima comunione o come premio di fine anno scolastico, la custodiva come un tesoro. Con la sua aria retrò e simpatica, la Graziella conquistò anche il cinema e la pubblicità.

Iconica la sua apparizione accanto a personaggi famosi come Brigitte Bardot e Salvador Dalí: due testimonial d’eccezione per una bicicletta tanto popolare quanto elegante. Ma il vero spot era quello quotidiano, reale: i viali delle nostre città e i cortili dei palazzi, dove decine di bambini e adolescenti imparavano a pedalare con le ginocchia sbucciate e il cuore leggero.

Col passare del tempo, la Graziella è stata sostituita da mountain bike, BMX, biciclette elettriche. Ma non è mai davvero sparita.

Oggi, nelle versioni restaurate o vintage, è tornata di moda tra i nostalgici e i collezionisti. Alcune vengono vendute a prezzi altissimi, altre si tramandano come cimeli di famiglia, con il colore un po’ scolorito e il sellino che scricchiola ancora come una volta.

Quello che non tutti sanno

Il nome “Graziella” fu scelto perché evocava grazia, leggerezza e femminilità, ma in realtà la bici era pensata per tutti: adulti, ragazzi e perfino anziani. Fu brevettata nel 1965 e la sua chiusura centrale, che permetteva di piegarla a metà, era un’innovazione assoluta per l’epoca.

Durante gli anni ’70, fu venduta anche in versioni speciali con cambio a tre marce Sturmey Archer, oggi rarissime. Esistono modelli con telaio cromato e ruote da 24”, realizzati solo per mercati esteri.

Inoltre, ogni esemplare prodotto dalla Carnielli aveva un numero di serie inciso sul telaio: un dettaglio che oggi fa la differenza per chi cerca una Graziella autentica da collezione.