Gli scherzi telefonici: piccole malefatte anni '80
C'era una volta un'epoca in cui il telefono fisso regnava sovrano nelle case italiane, con la sua cornetta grigia appesa al famoso Siemens S62 "bigrigio". Negli anni Ottanta e Novanta, questo apparecchio non serviva solo per le chiamate "serie": era diventato lo strumento principe degli scherzi t...
C'era una volta un'epoca in cui il telefono fisso regnava sovrano nelle case italiane, con la sua cornetta grigia appesa al famoso Siemens S62 "bigrigio". Negli anni Ottanta e Novanta, questo apparecchio non serviva solo per le chiamate "serie": era diventato lo strumento principe degli scherzi telefonici, un fenomeno che ha segnato intere generazioni di giovani italiani.
Il meccanismo era sempre lo stesso: alzare la cornetta, comporre il numero girando il disco con pazienza certosina, e poi scatenare la fantasia. I più gettonati erano gli scherzi ai negozi: "Pronto, avete il prosciutto che cammina?" oppure "Vendete frigoriferi?
Quello che ho preso da voi corre per casa!". I malcapitati dall'altra parte della cornetta spesso ci cascavano, tentando spiegazioni impossibili prima di capire di essere vittime di una burla.
Le domeniche pomeriggio erano il momento d'oro per questi scherzi. I giovani si riunivano in gruppi, armati di elenco telefonico - quella pesantissima guida che oggi sembra un reperto archeologico - e iniziavano la loro "carriera" di burloni.
Si chiamavano numeri a caso, fingendosi operatori della SIP per comunicare fantomatici guasti alla linea, o si spacciavano per centralinisti che dovevano "testare la qualità audio". La tecnica più raffinata era quella del "finto sondaggio": "Buongiorno, stiamo facendo una ricerca statistica.
Quante volte al giorno va in bagno?". L'ignara vittima, credendo di parlare con un istituto di ricerca serio, spesso rispondeva con scrupolosa precisione, scatenando risate irrefrenabili tra gli amici nascosti in silenzio.
Ma il vero capolavoro del genere rimane lo scherzo della lavatrice a Mario Magnotta, registrato il 16 settembre 1987. Due ex studenti dell'Aquila, Antonello De Dominicis e Maurizio Videtta, tormentarono per settimane il povero bidello con una serie di telefonate surreali riguardo una lavatrice San Giorgio.
Le registrazioni, diffuse attraverso musicassette che passavano di mano in mano, fecero diventare Magnotta il primo "fenomeno virale" della storia italiana, anticipando di decenni l'era dei social network. Gli scherzi telefonici erano facilitati dall'anonimato garantito dal telefono fisso: niente identificativo del chiamante, niente "visualizza numero".
Chi riceveva la chiamata poteva solo intuire dall'accento da dove arrivasse la telefonata. Questa libertà totale permetteva una creatività senza limiti, ma anche qualche eccesso che oggi sarebbe impensabile.
L'arte dello scherzo telefonico richiedeva abilità recitative notevoli: bisognava mantenere la parte senza ridere, inventare storie credibili al momento e resistere alle domande incalzanti delle vittime. I più esperti sviluppavano veri e propri personaggi ricorrenti, con accenti regionali marcati e biografie dettagliate.
Con l'arrivo del caller ID e poi dei cellulari, questo tipo di intrattenimento iniziò a declinare. Internet e le chat online offrirono nuove forme di comunicazione, relegando gli scherzi telefonici a un ricordo nostalgico di un'epoca più ingenua e spensierata.
Quello che non tutti sanno
Gli scherzi telefonici degli anni 80 e 90 avevano delle regole non scritte molto precise: non si chiamava mai durante i pasti (pranzo dalle 12:30 alle 14:00, cena dalle 19:30 alle 21:00) per rispetto delle famiglie. Il costo di una telefonata urbana era di 200 lire per circa 6 minuti, mentre per le interurbane si pagava a scatti da 90 secondi.
Esistevano veri e propri "manuali" clandestini degli scherzi telefonici che circolavano tra i giovani, con copioni già pronti e trucchi per non farsi scoprire. Mario Magnotta, divenuto celebre per lo scherzo della lavatrice, fu invitato nel 1993 da Fabrizio Frizzi a "I Fatti Vostri" e nel 1994 al "Maurizio Costanzo Show", diventando il primo "meme vivente" della televisione italiana.
Curiosamente, la SIP registrava circa 50.000 reclami all'anno per scherzi telefonici fastidiosi, tanto che fu introdotto un numero verde dedicato per le segnalazioni di molestie telefoniche.