Giornalino dei piccoli: ogni settimana l'attesa e la corsa in edicola

Negli anni ’80, per tanti bambini italiani, il sabato aveva un appuntamento fisso: il Giornalino dei piccoli. Bastava scendere in edicola con una moneta in tasca, scegliere la copia più fresca di stampa, annusare la carta ancora profumata d’inchiostro, e poi correre a casa o in cortile per aprirl...

Giornalino dei piccoli: ogni settimana l'attesa e la corsa in edicola

Negli anni ’80, per tanti bambini italiani, il sabato aveva un appuntamento fisso: il Giornalino dei piccoli. Bastava scendere in edicola con una moneta in tasca, scegliere la copia più fresca di stampa, annusare la carta ancora profumata d’inchiostro, e poi correre a casa o in cortile per aprirlo e tuffarsi tra le sue pagine.

Era molto più di una semplice rivista: era un portale settimanale verso il gioco, la fantasia, la conoscenza. Sotto questo nome venivano spesso raggruppati vari periodici per l’infanzia, ma a fare scuola furono in particolare Il Giornalino e il Corriere dei Piccoli, due colonne portanti della cultura per ragazzi in Italia.

Negli anni ’80, entrambi vivevano un periodo d’oro, arrivando a vendere centinaia di migliaia di copie a settimana. La grafica si era rinnovata: copertine vivaci, font grandi, colori accesi, poster allegati e inserti da staccare.

C’erano fumetti, certo, ma non solo. Il Giornalino era anche attività manuali, racconti a puntate, giochi enigmistici, rubriche di scienza e curiosità, lettere dei lettori e persino oroscopi.

Il lettore diventava protagonista. Rubriche come “Cosa vuoi sapere?” o “Lo sapevi che?” stimolavano la curiosità e l’immaginazione.

E per chi amava i fumetti, era un vero paradiso: tra le strisce più amate c’erano Pinky, la coniglietta pasticciona, Stefi e la sua famiglia, Coccobill con il suo west surreale, le storie di Lucky Luke, Asterix e Luc Orient. Alcuni personaggi erano umoristici, altri epici, ma tutti avevano un tratto distintivo: parlavano ai ragazzi come a persone intelligenti.

La forza del Giornalino stava proprio qui: riusciva ad essere educativo senza annoiare. Parlava di scienza, spazio, storia, natura, ma lo faceva con un linguaggio diretto, accompagnato da illustrazioni coinvolgenti e una forte componente narrativa.

C’erano spesso mini-enciclopedie a puntate, giochi da costruire con carta e forbici, esperimenti da provare in casa. Non mancava lo spazio per i cartoni animati del momento: Ape Maia, Muppet Babies, He-Man, Tartarughe Ninja.

Spesso venivano inseriti adesivi, figurine o poster giganti che finivano subito sulle pareti delle camerette. Il Giornalino dei piccoli era anche uno strumento di condivisione.

Ci si scambiava le copie, si raccontavano le storie agli amici, si ritagliavano le pagine preferite. Era un momento di quiete e sogno, prima dell’arrivo impetuoso dei videogiochi, dei cartoni in loop e di Internet.

Quello che non tutti sanno

Nel pieno degli anni ’80, il Giornalino ospitava una rubrica scientifica dedicata allo spazio, che seguiva in tempo reale le missioni della NASA e invitava i lettori a costruire piccoli modelli di razzi con materiali riciclati. La mascotte Pinky, amatissima dai lettori, fu ideata per caso durante una sessione redazionale: il personaggio ebbe così tanto successo che fu stampato su gadget, astucci, zainetti e persino su una linea di carta da lettere.

Inoltre, nel 1984, il Giornalino ospitò una breve ma rarissima intervista a Hugo Pratt, che parlava del futuro del fumetto europeo e dell'importanza di mescolare avventura e poesia: una perla nascosta rimasta impressa solo nei numeri da collezione.