Ghost: amore, eternità e quel "idem" rimasto nei nostri cuori
Quando nel novembre del 1990 Ghost – Fantasma arrivò nelle sale italiane, nessuno si aspettava che un film d’amore con sfumature soprannaturali diventasse uno dei fenomeni cinematografici più iconici degli anni ’90. Eppure accadde. La storia di Sam e Molly, separati dalla morte ma uniti da un amo...
Quando nel novembre del 1990 Ghost – Fantasma arrivò nelle sale italiane, nessuno si aspettava che un film d’amore con sfumature soprannaturali diventasse uno dei fenomeni cinematografici più iconici degli anni ’90. Eppure accadde.
La storia di Sam e Molly, separati dalla morte ma uniti da un amore che va oltre la vita, conquistò milioni di cuori. Lacrime, brividi, e quella scena della ceramica sulle note di Unchained Melody dei Righteous Brothers: un istante entrato per sempre nella memoria collettiva.
Diretto da Jerry Zucker (fino ad allora conosciuto per commedie demenziali come L’aereo più pazzo del mondo), Ghost riuscì a mescolare romanticismo, thriller e umorismo in un equilibrio perfetto. Patrick Swayze era Sam Wheat, un giovane banchiere innamorato follemente della sua Molly, interpretata da una intensa Demi Moore.
La loro vita viene spezzata da un’aggressione inaspettata. Sam muore, ma rimane sulla Terra come fantasma per proteggere Molly e scoprire chi si cela dietro la sua morte.
A fare da trait d’union tra i due mondi, una straordinaria Whoopi Goldberg nel ruolo di Oda Mae Brown, una sensitiva truffaldina che scopre di poter davvero comunicare con i morti. La sua interpretazione – comica, toccante, travolgente – le valse l’Oscar come miglior attrice non protagonista.
E contribuì a smorzare la tensione emotiva di una storia che, senza il suo personaggio, sarebbe stata insostenibilmente struggente. Il film fu un successo clamoroso: costato appena 22 milioni di dollari, ne incassò oltre 500 in tutto il mondo.
In Italia divenne il film più visto della stagione 1990-91, con file interminabili ai botteghini e repliche televisive regolarmente seguitissime. Ogni volta, la magia si rinnovava.
Non era solo un film: Ghost divenne un simbolo. Della speranza che l’amore vero non finisca con la morte, della voglia di credere che qualcosa di invisibile possa continuare ad abbracciarci anche quando non lo vediamo.
E poi quella scena finale. Sam che scompare tra le luci, Molly che lo guarda andare via e dice: “Ti amo, Sam”, e lui che risponde: “Idem.” In quel momento, ogni spettatore aveva gli occhi lucidi.
Quello che non tutti sanno
La celebre scena della ceramica – divenuta simbolo dell’amore passionale e spirituale – fu girata in un’unica notte, con musica di sottofondo realmente diffusa sul set per creare l’atmosfera. Patrick Swayze scelse personalmente la canzone Unchained Melody, rendendola una hit immortale.
Inoltre, l’attore si batté per avere Whoopi Goldberg nel cast, quando la produzione era inizialmente contraria: fu proprio lui a insistere dopo averla vista in audizione. Curiosamente, la battuta “Idem”, tanto iconica, fu improvvisata da Swayze: lo sceneggiatore Bruce Joel Rubin la incluse poi nel copione definitivo, dando vita a una delle frasi più amate della storia del cinema.