Georgie: un cartone coraggioso con una protagonista bella e caparbia

Georgie, il cartone degli anni 80 con una protagonista coraggiosa: amore, crescita e le emozioni che ancora commuovono chi l'ha vissuto.

Georgie: un cartone coraggioso con una protagonista bella e caparbia

Era il 3 settembre 1984 quando “Georgie” fece la sua prima comparsa sugli schermi italiani, trasmesso da Rete 4 nel pomeriggio, in una fascia oraria dedicata ai cartoni per ragazzi. Ma fin dalle prime puntate si capì che “Georgie” non era una semplice storia per bambini.

Era un romanzo di formazione animato, travolgente e drammatico, ambientato nell’Australia dell’Ottocento e destinato a lasciare un segno profondo in chi lo guardava. Georgie, bionda come il grano, con occhi azzurri e un cuore ribelle, vive in una fattoria insieme ai suoi due fratelli adottivi, Abel e Arthur.

Ignara di non essere loro sorella naturale, cresce tra affetto e avventure, mentre intorno a lei matura un sentimento che cambia tutto: l’amore. Georgie scopre presto di essere al centro di un intreccio di passioni, menzogne, identità nascoste e dolori mai sopiti.

E quando parte per l’Inghilterra alla ricerca delle sue vere origini, la narrazione si trasforma in un crescendo di emozioni che lasciano lo spettatore senza fiato. A differenza di molte protagoniste di altri anime dell’epoca, Georgie sbaglia, si ribella, cade e si rialza.

È dolce, ma anche caparbia. È generosa, ma anche impulsiva.

E per questo risulta profondamente umana. Ogni episodio, trasmesso regolarmente fino alla conclusione del 4 febbraio 1985 (45 in tutto), era un alternarsi di speranza e disperazione, amore e separazione, vita e perdita.

Il successo del cartone fu enorme. Le bambine degli anni ’80 si identificavano con Georgie, imitavano le sue pettinature, disegnavano i suoi abiti, scrivevano lettere a Abel e Arthur come fossero ragazzi veri.

Le tematiche affrontate – il senso di appartenenza, l’amore fraterno che diventa sentimento proibito, il lutto, il riscatto – erano complesse, adulte, e spesso molto tristi. Ma è proprio questa intensità che ha reso “Georgie” un cult.

Il disegno era raffinato, dolce nei contorni ma capace di esplodere in momenti di grande pathos. La colonna sonora, malinconica e avvolgente, accompagnava i momenti più emotivi con una delicatezza quasi cinematografica.

La sigla italiana, cantata da Cristina D’Avena, divenne una delle più amate del decennio, entrata nel cuore di milioni di spettatori. Ancora oggi, “Georgie” è considerato uno dei cartoni animati più intensi mai trasmessi in Italia, capace di raccontare la crescita con uno sguardo profondo e coraggioso.

Non a caso, la domanda “Meglio Abel o Lowell?” resta un tormentone indelebile nei ricordi di chi l’ha vissuto.

Quello che non tutti sanno

Il manga originale di “Georgie!”, scritto da Mann Izawa e disegnato da Yumiko Igarashi (la stessa autrice di “Candy Candy”), ha un finale molto più drammatico rispetto alla versione animata: Arthur si suicida dopo aver ucciso Lowell in un impeto di gelosia, e Georgie, distrutta, si rifugia in Australia, lontana da tutto. L’anime fu volutamente modificato per il mercato televisivo, optando per un epilogo più dolce.

Inoltre, la storia riflette fedelmente la realtà dell’Australia coloniale: i padri di Georgie erano deportati politici inglesi, un riferimento storico preciso alle spedizioni penali nell’Ottocento. Curiosamente, in Italia la censura ha lasciato quasi intatti i contenuti della serie, permettendo ai giovani spettatori di affrontare temi forti in un contesto visivamente poetico.