Floppy disk: il piccolo custode della nostra memoria digitale
C'era una volta un mondo in cui bastava un piccolo dischetto di plastica colorata per contenere tesori digitali infiniti. I floppy disk, questi piccoli quadratini da 3,5 pollici che hanno accompagnato l'infanzia e l'adolescenza di milioni di italiani tra gli anni Ottanta e Novanta, rappresentavan...
C'era una volta un mondo in cui bastava un piccolo dischetto di plastica colorata per contenere tesori digitali infiniti. I floppy disk, questi piccoli quadratini da 3,5 pollici che hanno accompagnato l'infanzia e l'adolescenza di milioni di italiani tra gli anni Ottanta e Novanta, rappresentavano molto più di un semplice supporto di memorizzazione: erano i custodi dei nostri primi passi nel mondo digitale.
Inventato nel 1967 dall'ingegnere IBM Alan Shugart, il floppy disk nacque dall'esigenza di creare un sistema semplice ed economico per caricare il software sui computer mainframe. Il primo modello, grande 8 pollici, poteva contenere appena 80 kilobyte di dati, una quantità che oggi ci farebbe sorridere ma che all'epoca rappresentava una vera rivoluzione tecnologica.
Il vero boom arrivò con i dischetti da 3,5 pollici, introdotti dalla Sony nel 1981. Questi piccoli capolavori di ingegneria, protetti da una robusta custodia di plastica rigida, potevano contenere inizialmente 360 KB di dati per poi raggiungere i mitici 1,44 MB nelle versioni ad alta densità.
Per gli adolescenti degli anni Novanta, questa capacità sembrava infinita: ci potevano stare decine di documenti, giochi interi, o addirittura intere raccolte di file musicali in formato MIDI. L'Italia degli anni Ottanta e Novanta visse una vera e propria febbre del floppy.
Nelle case iniziavano a comparire i primi personal computer, dai Commodore agli Amiga, dai PC IBM compatibili ai primi Macintosh, e ogni famiglia si ritrovava con pile di dischetti colorati sparsi per casa. Era comune vedere scatole trasparenti piene di floppy accuratamente etichettati con la calligrafia dei ragazzi: "Giochi", "Scuola", "Foto", "Backup".
La ritualità legata ai floppy disk faceva parte della quotidianità digitale dell'epoca. Prima di utilizzare un dischetto nuovo bisognava "formattarlo", un processo che richiedeva alcuni minuti durante i quali il computer emetteva suoni meccanici ritmici.
C'era poi l'arte del backup: copiare i file importanti su più dischetti per evitare la tragedia della perdita dati. E chi non ricorda la frustrazione di inserire un floppy nel lettore solo per scoprire che si era "corrotto" e i dati erano andati perduti per sempre?
I floppy disk erano anche oggetti di scambio sociale. A scuola circolavano come moneta corrente: si prestavano giochi, si condividevano programmi, si scambiavano raccolte di immagini o suoni.
Era l'antenato della condivisione digitale, quando per passare un file a un amico bisognava fisicamente consegnargli un dischetto. Nelle aule di informatica, il rumore sincronizzato di decine di floppy che venivano inseriti e rimossi dai drive creava una sinfonia meccanica che accompagnava le prime lezioni di programmazione.
La fragilità dei floppy disk li rendeva al tempo stesso preziosi e vulnerabili. Bastava un campo magnetico, un po' di umidità, o semplicemente il tempo, per compromettere irrimediabilmente i dati contenuti.
Molti svilupparono vere e proprie fobie: tenere i dischetti lontano da televisori e radio, non esporli al sole, maneggiarli con cura quasi religiosa. Era un rapporto di amore e odio con la tecnologia, fatto di piccole ansie quotidiane e grandi soddisfazioni quando tutto funzionava.
Col passare degli anni, i floppy iniziarono a mostrare i loro limiti. I programmi diventavano sempre più grandi e complessi, richiedendo installazioni da decine di dischetti.
Chi non ricorda l'incubo di installare un gioco o un programma con la richiesta "Inserire il disco 12 di 24"? La lentezza del trasferimento dati, circa 62,5 KB al secondo, rendeva alcune operazioni interminabili.
L'avvento dei CD-ROM alla fine degli anni Novanta segnò l'inizio della fine per i floppy disk. La capacità di 700 MB di un CD equivaleva a quasi 500 floppy, e la velocità di trasferimento era nettamente superiore.
Apple fu la prima grande azienda a eliminare completamente i lettori floppy dai suoi computer nel 1998, con il lancio dell'iMac, decretando simbolicamente la fine di un'era.
Quello che non tutti sanno
I floppy disk da 3,5 pollici erano costruiti con una precisione millimetrica che richiedeva tecnologie di produzione estremamente avanzate. Il disco magnetico interno ruotava a 300 giri al minuto e la testina di lettura/scrittura si muoveva con tolleranze di appena 0,1 millimetri.
La famosa linguetta metallica che proteggeva il foro di lettura era azionata da una molla di precisione che doveva resistere a migliaia di aperture e chiusure. Un singolo floppy attraversava durante la produzione oltre 20 controlli qualità diversi, e Sony arrivò a produrre oltre 47 milioni di dischetti all'anno nel periodo di massimo splendore.
Inoltre, il formato da 1,44 MB non conteneva esattamente 1,44 megabyte ma 1.474.560 byte, una discrepanza dovuta al diverso metodo di calcolo usato dai produttori (1000 vs 1024 come base di calcolo). Curiosamente, molte basi militari americane hanno continuato a utilizzare floppy disk da 8 pollici per i sistemi di controllo delle armi nucleari fino al 2019, considerando la loro "obsolescenza" come una garanzia di sicurezza contro gli attacchi informatici.