Fantozzi: lo specchio grottesco dell’italiano medio

Chiunque abbia vissuto gli anni ’80 e ’90 in Italia ha pronunciato almeno una volta la frase: “Per me… è una cagata pazzesca!”. E in quel momento, anche solo per un secondo, è diventato Fantozzi, l’impiegato sfortunato, servile, perennemente umiliato ma irrimediabilmente umano, nato dalla penna e...

Fantozzi: lo specchio grottesco dell’italiano medio

Chiunque abbia vissuto gli anni ’80 e ’90 in Italia ha pronunciato almeno una volta la frase: “Per me… è una cagata pazzesca!”. E in quel momento, anche solo per un secondo, è diventato Fantozzi, l’impiegato sfortunato, servile, perennemente umiliato ma irrimediabilmente umano, nato dalla penna e dalla genialità di Paolo Villaggio.

Il personaggio di Ugo Fantozzi compare per la prima volta nel 1971 in un libro che vende 600.000 copie. Ma è nel 1975 che approda al cinema con il film Fantozzi, diretto da Luciano Salce, trasformandosi in fenomeno nazionale.

Da lì in poi, una lunga serie di pellicole – ben 10 film fino al 1999, più uno nel 2000 – entrano nella cultura pop italiana. Ogni episodio è una satira feroce del mondo del lavoro, della burocrazia, della famiglia piccolo-borghese, della religione e dello sport, raccontata con un umorismo grottesco e irresistibile.

Fantozzi lavora alla “Megaditta”, un’azienda senza volto, dove ogni dipendente è un numero, dove i capi hanno soprannomi mitologici (il “Mega Direttore Galattico”) e le giornate si susseguono tra timbri, servilismo e fallimenti umilianti. La sua vita è una catena di disastri: la sveglia che non suona, l’autobus che lo travolge, la riunione a cui arriva in ritardo, il pranzo di lavoro in cui ordina acqua minerale “liscia, naturale e a temperatura ambiente”.

Ma in tutto questo, Fantozzi non è mai solo una macchietta. È un uomo vero, che sogna, che ama (spesso in modo fallimentare), che cerca una dignità in un mondo che gliela nega.

La sua adorazione per la signorina Silvani, le partite a calcetto con colleghi ridicoli, il rapporto stanco ma tenero con la moglie Pina e la figlia Mariangela (resa grottesca in modo geniale da Plinio Fernando), sono pezzi di una commedia umana che tutti riconoscono. Ogni film è scandito da scene diventate leggendarie: la “Corazzata Potëmkin”, la nuvola fantozziana che lo perseguita, le vacanze tragiche a Capri, la Coppa Cobram, le telefonate al gabinetto del direttore, le partite truccate di biliardo e la tazzina incollata al piattino.

Il linguaggio stesso di Fantozzi ha plasmato il nostro modo di parlare: parole come “tragicomico”, “catastroficamente”, “sfigato”, usate in modo volutamente esagerato, sono entrate nel lessico comune. L’umorismo era sì demenziale, ma sempre sorretto da una critica sociale profondissima.

E quando nel 1999 uscì Fantozzi 2000 – La clonazione, l’ultimo della saga, gli italiani lo salutarono con affetto malinconico. Perché in fondo Fantozzi eravamo noi.

E lo siamo ancora, ogni volta che ci sentiamo piccoli in un mondo troppo grande.

Quello che non tutti sanno

Il personaggio di Fantozzi nacque nei racconti che Paolo Villaggio leggeva in radio negli anni ’60. Il nome “Ugo Fantozzi” è ispirato a un vero contabile genovese conosciuto da Villaggio ai tempi della Italsider.

La famosa scena della “Corazzata Potëmkin” fu girata in un vero cinema e il pubblico di comparse scoppiò davvero a ridere alla battuta “È una cagata pazzesca!”: fu tenuta buona come ripresa. Mariangela, figlia scimmiesca del ragioniere, è interpretata in tutti i film da un uomo: l’attore Plinio Fernando, che dopo il 2000 abbandonò il cinema e si ritirò completamente dalle scene.

Inoltre, il film Fantozzi contro tutti (1980) è il primo in cui Paolo Villaggio firma anche la regia, insieme a Neri Parenti.