Fantaghiró: la principessa rimasta nel cuore

Il 22 dicembre 1991 la televisione italiana si preparava a vivere una serata che sarebbe rimasta impressa nella memoria collettiva. Su Canale 5 andava in onda la prima puntata di Fantaghirò, una miniserie che avrebbe ridefinito il concetto di fantasy nostrano e regalato agli italiani un nuovo rit...

Fantaghiró: la principessa rimasta nel cuore

Il 22 dicembre 1991 la televisione italiana si preparava a vivere una serata che sarebbe rimasta impressa nella memoria collettiva. Su Canale 5 andava in onda la prima puntata di Fantaghirò, una miniserie che avrebbe ridefinito il concetto di fantasy nostrano e regalato agli italiani un nuovo rituale natalizio.

Due parti da 100 minuti ciascuna, trasmesse il 22 e 23 dicembre , con oltre 6,5 milioni di spettatori e una quota di mercato del 27,50% per la prima puntata. La saga avrebbe prodotto cinque miniserie televisive, andate in onda a cadenza annuale tra il 1991 e il 1996 , trasformando ogni Natale in un appuntamento fisso con la magia.

Il successo fu tale che per molti anni tutte le serie sono state replicate durante il periodo natalizio , creando una tradizione che ancora oggi molte famiglie conservano. La storia nasceva dall’intuizione del regista Lamberto Bava, figlio del leggendario Mario, che insieme allo sceneggiatore Gianni Romoli aveva trovato ispirazione nella fiaba “Fanta-Ghirò, persona bella” di Italo Calvino.

A dispetto dei 5 film di Fantaghirò, la fiaba in questione è lunga appena quattro pagine , dalle quali Romoli trasse spunto per creare un universo fantasy che avrebbe conquistato il mondo. Il progetto originale era ambizioso fin dall’inizio.

Inizialmente Fantaghirò doveva essere un unico film ma i costi per la produzione furono eccessivi e per questo motivo decisero di farla diventare una miniserie . Il primo titolo fu “La Grotta dalla Rosa d’oro” , nome che venne mantenuto per le edizioni internazionali.

I numeri del successo parlano chiaro: Fantaghirò è la serie più venduta al mondo, con ben 44 paesi esteri che hanno potuto vedere la storia d’amore tra Romualdo e Fantaghirò . Un record incredibile per una produzione italiana, che riuscì a conquistare pubblici di culture completamente diverse.

Il cast era guidato da un’indimenticabile Alessandra Martines nel ruolo della principessa ribelle e da un giovanissimo Kim Rossi Stuart nei panni del principe Romualdo. Il primo giorno sul set sia Kim Rossi Stuart che Nicholas Rogers erano timidissimi e silenziosi: è bastato un solo sorriso per fare stragi di cuori tra costumiste e truccatrici .

Le riprese si svolsero principalmente in Cecoslovacchia, attuale Repubblica Ceca, durante i primi tre film , con il suggestivo Castello di Bouzov che divenne iconico per i fan della serie. La produzione non fu priva di colpi di scena.

Fantaghirò fu finito di registrare nel 1990: la serie venne tenuta “congelata” per un anno intero e fu mandata in onda solamente nel Natale del 1991 . Una scommessa azzardata che si rivelò vincente, tanto che il successo decretò immediatamente la richiesta di un secondo film.

Le musiche di Amedeo Minghi, in particolare la canzone “Mio Nemico”, divennero la colonna sonora di quell’inverno, mentre gli effetti speciali artigianali e le scenografie essenziali non impedirono alla serie di entrare nel cuore degli italiani. La forza del progetto stava nella sua capacità di raccontare una storia di emancipazione femminile attraverso il linguaggio della fiaba, con una protagonista che sfidava gli stereotipi dell’epoca.

Quello che non tutti sanno

Angela Molina interpretò sia la Strega Bianca che il Cavaliere Bianco nel primo Fantaghirò , in un doppio ruolo che pochi spettatori notarono. Inoltre, Alessandra Martines ha doppiato se stessa nell’edizione francese, dimostrando la sua versatilità artistica.

Un dettaglio tecnico curioso riguarda la produzione: l’idea nacque ispirandosi alla fiaba popolare italiana, ma il regista Bava disse di essersi ispirato ai film degli anni cinquanta, alle storie di Ercole e Maciste, ma anche a Disney e a Diabolik. La serie detiene ancora oggi il record di essere la serie televisiva italiana più venduta al mondo prima dell’avvento delle piattaforme streaming, un primato che testimonia la sua straordinaria capacità di attraversare le barriere culturali e linguistiche.