Edward mani di forbice: una favola gotica sulla forza della diversità
Nel dicembre del 1990, il mondo del cinema fu attraversato da una storia dolce, inquietante, malinconica e incantevole. Edward mani di forbice, diretto da Tim Burton, non era solo un film: era una poesia nera sulla diversità, un grido silenzioso sull’amore impossibile, un racconto fiabesco per ch...
Nel dicembre del 1990, il mondo del cinema fu attraversato da una storia dolce, inquietante, malinconica e incantevole. Edward mani di forbice, diretto da Tim Burton, non era solo un film: era una poesia nera sulla diversità, un grido silenzioso sull’amore impossibile, un racconto fiabesco per chi si è sempre sentito fuori posto.
Con i suoi colori pastello che circondavano una creatura pallida e silenziosa, e una suburbia ordinata invasa dal caos della sensibilità, il film divenne subito un classico senza tempo. Edward è una creatura artificiale, costruita da uno scienziato solitario in un castello in cima a una collina.
Ha l’aspetto di un ragazzo timido, con occhi profondi e capelli arruffati. Ma al posto delle mani ha delle forbici affilate.
Quando il suo creatore muore prima di completarlo, Edward resta incompleto, solo, chiuso nel suo mondo. Finché un giorno una rappresentante Avon dal cuore buono lo scopre e lo porta con sé nella cittadina sottostante, un quartiere borghese fatto di villette colorate, pettegolezzi e regole invisibili.
Il film si muove come un sogno. Edward, interpretato da Johnny Depp nel ruolo che lo ha consacrato, è dolce e gentile, ma il suo aspetto spaventa.
All’inizio, tutti lo adorano: trasforma cespugli in sculture, tosa i cani con arte, inventa acconciature vertiginose. Ma basta un equivoco, un’accusa, una bugia… e l’idolo diventa il mostro.
L’unica a guardarlo davvero, senza paura, è Kim (Winona Ryder), la figlia della donna che lo ha accolto. Tra loro nasce un amore puro e impossibile, che resta sospeso come neve a luglio.
L’intero film è pervaso da un’atmosfera di struggente bellezza. La colonna sonora di Danny Elfman – orchestrale, eterea, quasi sacra – accompagna ogni scena come un respiro.
Le immagini di Edward che scolpisce il ghiaccio mentre Kim danza tra i fiocchi sono ormai leggenda: un momento di grazia, poesia visiva allo stato puro. Il film alterna toni fiabeschi a scene crude, divertenti e drammatiche, ma resta sempre ancorato al suo messaggio centrale: la diversità può far paura, ma è anche la nostra forma più autentica di bellezza.
In Italia, Edward mani di forbice arrivò nei cinema il 26 aprile 1991, lasciando il segno su una generazione. Il film fu trasmesso decine di volte in TV negli anni ’90 e inizio 2000, spesso in seconda serata o nei palinsesti natalizi, diventando una sorta di moderno “Canto di Natale” gotico.
La voce italiana di Edward, data da Sandro Acerbo, aggiunse ulteriore delicatezza al personaggio, rendendolo ancora più commovente.
Quello che non tutti sanno
Tim Burton ideò il personaggio di Edward quando era ancora un adolescente introverso e appassionato di disegno. La storia nacque da uno schizzo fatto da ragazzo, in cui immaginava un uomo che voleva toccare il mondo ma aveva solo lame al posto delle mani.
Per Depp, il ruolo fu talmente coinvolgente da portarlo a comunicare pochissimo sul set: parlava con gli occhi e i gesti, lasciando che il silenzio parlasse per lui. Winona Ryder, allora sua compagna anche nella vita reale, dichiarò che quello fu il film che la cambiò per sempre.
La scena finale, con la neve che scende mentre Edward scolpisce il ghiaccio, è stata girata in piena estate con tonnellate di ghiaccio tritato. La cittadina del film fu ricreata in una vera periferia della Florida, interamente ridipinta in colori pastello.
Inoltre, l’intero cast fu invitato a non abbellire le proprie case, per sottolineare il contrasto tra l’ordine apparente e la vera mostruosità nascosta dietro le tende.