E.T.: il cuore alieno diventato simbolo emotivo di una generazione

Nell’estate del 1982, un piccolo alieno dalla pelle rugosa e gli occhi pieni di nostalgia entrò nei cinema e nei cuori di milioni di spettatori in tutto il mondo. Il suo dito si illuminava, il suo cuore batteva d’amore, e il suo unico desiderio era “telefonare casa”. Quel film era E.T. l’extra-te...

E.T.: il cuore alieno diventato simbolo emotivo di una generazione

Nell’estate del 1982, un piccolo alieno dalla pelle rugosa e gli occhi pieni di nostalgia entrò nei cinema e nei cuori di milioni di spettatori in tutto il mondo. Il suo dito si illuminava, il suo cuore batteva d’amore, e il suo unico desiderio era “telefonare casa”.

Quel film era E.T. l’extra-terrestre, diretto da Steven Spielberg, e diventò in pochissimo tempo un simbolo emotivo di un’intera generazione.

Arrivò in Italia il 7 dicembre 1982, e cambiò il modo in cui guardavamo il cielo e ci relazionavamo con l’ignoto. La trama era semplice ma potentissima: un piccolo alieno viene abbandonato sulla Terra dai suoi simili.

Spaventato e solo, trova rifugio nella casa di Elliott, un ragazzino di 10 anni che vive con la madre e i fratelli. Tra i due nasce un legame profondo, fatto di empatia, comprensione e amore silenzioso.

Ma l’ombra degli adulti, del governo, dei laboratori e della scienza senz’anima incombe sulla loro fragile amicizia. E.T.

non è solo un film di fantascienza: è un racconto universale sull’amicizia, sull’infanzia e sulla paura dell’abbandono. Spielberg, ancora una volta, riesce a parlare ai bambini e agli adulti allo stesso tempo, con la delicatezza di chi sa che le emozioni pure non invecchiano mai.

In quegli anni, i cinema italiani erano affollati di famiglie, e molti bambini uscirono dalla sala in lacrime, tenendo stretti i propri peluche. Chi c’era ricorda le file lunghissime, l’odore di popcorn e quella scena finale sulla bicicletta, con E.T.

nel cestino e la luna piena sullo sfondo: una delle immagini più iconiche della storia del cinema. Il film fu un successo colossale: oltre 790 milioni di dollari di incasso nel mondo, diventando per anni il film con il maggior incasso della storia.

In Italia fu un fenomeno popolare, culturale, commerciale: gadget, diari scolastici, pupazzi, album di figurine, e persino un’edizione speciale del “Topolino” dedicata a lui. La colonna sonora di John Williams, dolce e struggente, completava l’incantesimo.

Bastavano poche note per far riaffiorare quel magico senso di malinconia e meraviglia. E.T.

non voleva conquistare la Terra. Voleva solo tornare a casa, lasciando sulla nostra un’impronta indelebile.

Quello che non tutti sanno

Il design di E.T. fu ispirato da un mix inusuale di riferimenti: il viso della poetessa Carl Sandburg, quello di Albert Einstein e… quello di un Carlino. Spielberg chiese che l’alieno trasmettesse saggezza e innocenza insieme.

Il pupazzo animatronico che lo dava vita fu realizzato con tecnologia all’avanguardia e costò oltre 1 milione di dollari. Il bambino che interpretava Elliott, Henry Thomas, fu scelto dopo un provino talmente emozionante che fece piangere Spielberg.

Inoltre, la famosa scena della bici che vola davanti alla luna fu realizzata con tecniche ottiche tradizionali, senza computer grafica: oggi è il logo della Amblin Entertainment. E infine: il videogioco ufficiale di E.T. per Atari 2600, realizzato in fretta per Natale 1982, fu talmente disastroso da essere considerato il peggior gioco della storia e contribuì al crollo dell’intero mercato videoludico nel 1983.