"E' quasi magia Johnny è" e i novantanove gradini verso il primo amore
È quasi magia Johnny, il cartone anni 80 sul primo amore: novantanove gradini, emozioni adolescenziali e la magia di un sentimento vero.
Quando una scalinata di 99 gradini diventa il palcoscenico dell'amore adolescenziale. Quando un ragazzo con poteri ESP si ritrova intrappolato nel triangolo amoroso più celebre degli anime anni '80.
Quando l'Italia scopriva che anche i cartoni animati potevano raccontare storie di cuori che palpitano. Era il 24 gennaio 1989 e su Italia 1, nel contenitore pomeridiano Bim Bum Bam, iniziava l'avventura italiana di "È quasi magia Johnny", originariamente conosciuto come "Kimagure Orange Road".
La serie anime di 48 episodi, prodotta dallo Studio Pierrot con la regia di Osamu Kobayashi, era andata in onda in Giappone dal 6 aprile 1987 al 7 marzo 1988 su Nippon Television. Ma quando arrivò da noi, trasmessa a giorni alterni (martedì, giovedì e sabato) alle 16:00, era già diventata qualcos'altro.
Reteitalia aveva trasformato Kyōsuke Kasuga in Johnny, Madoka Ayukawa in Sabrina e Hikaru Hiyama in Tinetta. Non solo: l'edizione italiana, doppiata dalla Deneb Film di Milano sotto la direzione di Donatella Fanfani, subì pesanti censure per renderla adatta a un pubblico infantile.
Johnny non era un ragazzo qualunque. Possedeva poteri extrasensoriali ereditati dalla madre, una capacità telecinetiche che doveva nascondere per non essere costretto, insieme alle sorelle Manuela e Simona, a cambiare nuovamente città.
Era già il settimo trasloco della famiglia Kasuga. Ma salendo quella scalinata che sarebbe diventata iconica, Johnny incontra Sabrina: capelli corvini al vento, un carattere ribelle che nasconde un cuore sensibile.
Una ragazza considerata pericolosa, leader di una gang di teppisti, ma che in realtà custodisce una dolcezza inaspettata. Il triangolo si complica con Tinetta, migliore amica di Sabrina, dolce e romantica, che si innamora di Johnny.
Tre giovani cuori che iniziano a palpitare in una danza di sentimenti non corrisposti, malintesi e sguardi rubati. Una storia universale di primo amore raccontata con la delicatezza tipica dell'animazione giapponese, ma che in Italia dovette subire tagli e modifiche.
Due episodi interi (il 35 e il 37) non furono mai trasmessi per contenuti considerati troppo maturi, mentre scene d'affetto tra i protagonisti venivano sistematicamente censurate. Eppure, nonostante le censure, "È quasi magia Johnny" conquistò un'intera generazione di spettatori italiani.
La sigla cantata da Cristina D'Avena, scritta da Alessandra Valeri Manera su musica di Carmelo Carucci, divenne un tormentone che ancora oggi risuona nei cuori di chi ha vissuto quei pomeriggi davanti alla televisione. "Quando a Johnny va che strane cose fa, lui può spostare tutto col pensiero" cantavamo tutti, inconsapevoli che stavamo assistendo a una delle serie romantiche più influenti dell'animazione giapponese. La programmazione su Italia 1 terminò il 28 maggio 1989, ma il mito di Johnny, Sabrina e Tinetta era destinato a durare nel tempo.
Nel 1996, la Dynamic Italia pubblicò una versione integrale in VHS con il titolo "Orange Road", utilizzando i nomi originali giapponesi e reintegrando le scene censurate. Solo allora scoprimmo quanto fosse stato profondo l'intervento della censura italiana.
Quello che non tutti sanno
La famosa scalinata di 99 gradini e mezzo che Johnny percorre nel primo episodio è ispirata alle reali scale Suga-zaka nel quartiere di Yotsuya a Tokyo, diventate meta di pellegrinaggio per i fan dell'anime. Il creatore Izumi Matsumoto aveva scelto questo luogo perché rappresentava simbolicamente l'ascesa verso l'amore maturo.
Inoltre, il personaggio di Madoka/Sabrina è considerato il prototipo dell'archetipo "tsundere" (carattere freddo in superficie ma dolce dentro) che avrebbe influenzato decenni di anime romantici successivi. La serie vendette oltre 18 milioni di copie del manga in Giappone e il suo successo fu tale che Netflix Japan nel 2017 produsse una versione rimasterizzata in alta definizione della serie completa, testimonianza della sua importanza culturale durevole.