Drive In: il varietà che ha rivoluzionato la TV degli anni ’80 (a colpi di risate e minigonne)
Quando nel 1983 andò in onda la prima puntata di Drive In, nessuno poteva immaginare che quel varietà, apparentemente leggero e irriverente, avrebbe cambiato per sempre il linguaggio della televisione italiana. Ideato da Antonio Ricci e trasmesso su Italia 1 la domenica sera alle 20:30, Drive In ...
Quando nel 1983 andò in onda la prima puntata di Drive In, nessuno poteva immaginare che quel varietà, apparentemente leggero e irriverente, avrebbe cambiato per sempre il linguaggio della televisione italiana. Ideato da Antonio Ricci e trasmesso su Italia 1 la domenica sera alle 20:30, Drive In non era solo un programma comico: era uno specchio – colorato, veloce, provocatorio – dell’Italia che stava cambiando.
Un’Italia che usciva dal grigiore degli anni di piombo e si affacciava con entusiasmo agli anni ’80, fatta di consumi, leggerezza, moda e ironia. Ambientato in un immaginario “drive in” americano, il programma mescolava sketch comici, parodie televisive, musica e bellezza femminile, il tutto con un ritmo serratissimo e uno stile visivo che sembrava anticipare il montaggio dei videoclip.
L’effetto fu esplosivo: Drive In conquistò giovani e adulti, diventando in breve tempo uno dei programmi più seguiti e commentati della TV commerciale. A rendere indimenticabile il programma furono i suoi protagonisti.
In primis i comici: Ezio Greggio, con il suo “È lui o non è lui? Cerrrto che è lui!”; Giorgio Faletti, che portò in scena personaggi come Vito Catozzo e Carlino; Enzo Braschi, il “paninaro” con l’occhiale Ray-Ban e il gergo milanese; Francesco Salvi, surreale e poetico.
Poi arrivarono Massimo Boldi, Teo Teocoli, Enrico Beruschi, Gianfranco D’Angelo. Tutti artisti che grazie a Drive In conobbero la popolarità su scala nazionale.
Ma Drive In fu anche (e soprattutto) un palcoscenico di lancio per numerose showgirl: da Tinì Cansino a Lory Del Santo, da Carmen Russo a Sabrina Salerno, le cosiddette “ragazze fast food” — con le loro mise audaci e sensuali — divennero simbolo di una femminilità nuova, spesso criticata ma sicuramente potente dal punto di vista mediatico. Per molti adolescenti, Drive In fu la prima scuola di risate e desideri.
Lo stile era dissacrante: si prendevano in giro la politica, la pubblicità, la TV stessa. Tutto veniva messo sotto la lente ironica del programma, in un mix di cultura pop, comicità fisica e battute fulminanti.
La regia innovativa, i tempi televisivi stretti e il montaggio dinamico anticiparono format futuri come Striscia la Notizia (non a caso ideato dallo stesso Ricci). Drive In andò in onda per 5 stagioni, dal 1983 al 1988, per un totale di 113 puntate, tutte trasmesse la domenica in prima serata.
E anche dopo la sua conclusione, il suo spirito continuò a vivere in programmi come Paperissima, Striscia, Scherzi a parte. Ancora oggi, a distanza di decenni, il solo sentir nominare “Drive In” evoca un’epoca: minigonne, battute, risate e jingle pubblicitari da canticchiare.
Quello che non tutti sanno
Il titolo Drive In fu scelto non solo per evocare l’America degli anni ’50, ma perché Antonio Ricci voleva un programma che fosse “veloce e frammentato come un fast food televisivo”. Il successo fu tale che, nel 1984, il programma arrivò a toccare punte del 35% di share, battendo a sorpresa i varietà della RAI in prima serata.
Sabrina Salerno debuttò proprio in Drive In come valletta, prima ancora di diventare un’icona musicale. Inoltre, alcune battute e tormentoni del programma furono pubblicati in una collana di libri da edicola, e persino raccolti in audiocassette!
L'influenza di Drive In fu così forte che nel 1985 una rete tedesca ne acquistò il format per adattarlo al pubblico europeo, ma senza riuscire a replicarne il successo.