Dragon Ball: l’avventura che continua a segnare le generazioni
Dragon Ball, manga e anime anni 80 e 90: Goku, le sfere del drago e i combattimenti che ancora appassionano milioni di fan.
Se c’è un titolo che ha segnato in modo indelebile l’infanzia e l’adolescenza di chi è cresciuto tra gli anni ’80 e ’90, è Dragon Ball. Non era solo un cartone animato: era un rito quotidiano, una fonte inesauribile di energia, amicizia e sogni a occhi aperti.
Ogni pomeriggio, migliaia di bambini si incollavano alla TV per seguire le avventure di Goku, il ragazzino con la coda che, puntata dopo puntata, diventava sempre più forte, più buono e più leggendario. In Italia, Dragon Ball arrivò nel 1989 su Odeon TV, con una trasmissione a diffusione regionale che lo rese quasi “clandestino” all’inizio.
Ma nel 1996, con l’approdo su Italia 1, esplose definitivamente. Era trasmesso nel pomeriggio, spesso intorno alle 18:00, diventando l’appuntamento imperdibile dopo la scuola.
Prima Dragon Ball, poi Dragon Ball Z, e infine Dragon Ball GT: una saga lunga centinaia di episodi, che ha accompagnato la crescita di un’intera generazione. La storia parte in modo semplice: Goku, un ragazzino dotato di forza sovrumana, incontra Bulma e parte con lei alla ricerca delle sette Sfere del Drago, capaci di evocare il drago Shenron che esaudisce qualsiasi desiderio.
Ma presto la trama si allarga, diventa più intensa, più epica. Arrivano nemici spietati come Freezer, Cell, Majin Bu, e battaglie in cui non si combatte solo con i pugni, ma con valori come la lealtà, il sacrificio e il superamento dei propri limiti.
Dragon Ball Z è la parte più amata in Italia: tra Super Saiyan, fusioni, onde energetiche e pianeti che esplodono, ci ha fatto vivere emozioni irripetibili. Eppure, anche le pause tra un colpo e l’altro – i silenzi, gli sguardi, le attese interminabili – avevano qualcosa di magico.
Il cartone diventava un vero e proprio romanzo d’avventura animato, capace di far ridere, piangere, esaltare. E che dire delle sigle italiane?
Quelle cantate da Paolo Picutti (prima serie) e poi da Giorgio Vanni (per Z e GT) sono entrate nella storia: “Dragon Ball, Dragon Ball, l’energia esplode in te…” bastava una nota per infiammare l’anima. Goku non era solo un eroe: era un esempio.
Sempre sorridente, sempre curioso, sempre pronto a perdonare. Ma anche determinato, pronto a morire per i suoi amici, capace di rialzarsi sempre.
E noi, davanti allo schermo, imparavamo che la vera forza è quella che nasce dal cuore.
Quello che non tutti sanno
L’autore del manga, Akira Toriyama, si ispirò a una leggenda cinese del XVI secolo, Il viaggio in Occidente, per creare Goku, modellato sulla figura del “Re Scimmia”. Il primo episodio della serie anime andò in onda in Giappone nel 1986.
In Italia, però, gli episodi furono inizialmente trasmessi in ordine confuso e con censure: alcune puntate venivano saltate, altre tagliate, per adeguarsi agli standard dell’epoca. Inoltre, molti personaggi cambiarono nome: Tenshinhan diventò Tensing, Crilin fu chiamato Crili o Crilino, e Vegeta fu pronunciato in mille modi diversi.
La voce italiana di Goku, il doppiatore Paolo Torrisi, divenne una vera e propria icona, curando anche l’adattamento dei dialoghi italiani. E ancora oggi, le VHS originali e i giocattoli Bandai di quegli anni sono tra gli oggetti più ricercati dai collezionisti nostalgici.