Doraemon: il dolce robot a forma di gatto

Doraemon, il dolce robot gatto degli anni 80: tasca magica, gadget impossibili e amicizia vera nel cartone che piace ancora oggi.

Doraemon: il dolce robot a forma di gatto

Quando negli anni ’80 arrivò per la prima volta in Italia, Doraemon divenne subito il compagno immaginario di intere generazioni. La prima messa in onda italiana risale al 1982 su alcune emittenti locali, ma è solo con il debutto ufficiale su Rai 1, il 7 ottobre 1982, che inizia l'avventura del gatto robot venuto dal futuro anche per il pubblico italiano.

Il cartone era trasmesso nel tardo pomeriggio, orario perfetto per entrare direttamente nel cuore dei bambini appena rientrati da scuola. Doraemon è un robot a forma di gatto, arrivato dal XXII secolo per aiutare Nobita, un ragazzino goffo e sfortunato.

Missione: migliorare la sua vita e impedirgli di rovinare il futuro dei suoi discendenti. Con la sua tasca quadridimensionale, Doraemon tirava fuori ogni volta un'invenzione nuova – chi non ricorda il "Bamboo Copter" per volare o la "porta del tempo" per viaggiare nel passato?

Oltre ai gadget straordinari, ciò che ha davvero reso immortale la serie è stato il mix perfetto tra fantasia e insegnamento morale. Ogni episodio, della durata di circa 10 minuti, offriva una lezione sulla responsabilità, l’amicizia o il coraggio, senza mai risultare pesante.

I personaggi secondari – Gian, Suneo, Shizuka – erano lo specchio perfetto delle dinamiche scolastiche e sociali di ogni bambino degli anni '80 e '90. In Giappone, la prima apparizione animata di Doraemon risale al 1973 (una versione oggi quasi perduta), ma è il remake del 1979, con ben 1787 episodi fino al 2005, a conquistare il mondo intero.

In Italia, le varie serie sono state trasmesse da Rai, Mediaset, e in seguito da reti satellitari, mantenendo intatto il fascino nel tempo. Doraemon è diventato anche un’icona culturale globale: in Giappone è amato quanto Topolino, tanto da essere nominato "ambasciatore degli anime" dal Ministero degli Esteri giapponese nel 2008.

In Italia, ha accompagnato la crescita di due generazioni, tra merende davanti alla TV e discussioni in classe su quale fosse l’invenzione più incredibile.

Quello che non tutti sanno

Il colore originale di Doraemon non era blu: inizialmente era giallo. Dopo essere stato deriso da una ragazza-robot per le sue orecchie, che furono accidentalmente rosicchiate da un topo robot, Doraemon cadde in depressione e bevve una pozione chiamata “tristezza estrema”, che lo fece piangere così tanto da perdere completamente il colore, diventando blu.

Inoltre, la voce storica italiana di Doraemon, Sonia Scotti, era anche doppiatrice di Whoopi Goldberg: due personaggi agli antipodi, ma legati da un’unica voce che ci ha accompagnato per anni.