Don't You (Forget About Me) - Simple Minds (1985)

Il grido di una generazione nato per caso in uno studio di Londra e diventato l'inno degli anni Ottanta. Una storia di resistenze artistiche, compromessi dolorosi e successo planetario arrivato attraverso la porta del cinema. Il 20 febbraio 1985 i Simple Minds pubblicarono il singolo che li avreb...

Don't You (Forget About Me) - Simple Minds (1985)

Il grido di una generazione nato per caso in uno studio di Londra e diventato l'inno degli anni Ottanta. Una storia di resistenze artistiche, compromessi dolorosi e successo planetario arrivato attraverso la porta del cinema.

Il 20 febbraio 1985 i Simple Minds pubblicarono il singolo che li avrebbe catapultati nel firmamento delle star americane, anche se inizialmente non volevano nemmeno registrarlo. La band scozzese aveva alle spalle già sei album e un discreto successo europeo, ma l'America rimaneva un sogno irraggiungibile.

Ci vollero otto anni dalla loro formazione per diventare sensazioni overnight negli Stati Uniti. La svolta arrivò attraverso un'opportunità che sembrava andare contro tutti i loro principi artistici: registrare una canzone scritta da altri per la colonna sonora di un film.

Keith Forsey, produttore britannico che aveva lavorato con Giorgio Moroder, e Steve Schiff, chitarrista e compositore di Nina Hagen, avevano scritto il brano specificamente per il film di John Hughes "The Breakfast Club". L'idea era nata pensando al tema dell'adolescenza e alla paura universale di essere dimenticati, perfettamente in linea con la storia di cinque liceali in punizione che si ritrovano a scoprire le proprie fragilità nascoste.

La proposta non fu accolta con entusiasmo. I Simple Minds erano abituati a scrivere le proprie canzoni e l'idea di interpretare un brano altrui andava contro la loro etica artistica.

La band rifiutò inizialmente la proposta, sostenendo di non essere interessata a registrare canzoni che non avevano scritto loro. Jim Kerr, il frontman, ricordò anni dopo come la canzone gli sembrasse "un po' generica" al primo ascolto.

Il brano era già stato offerto ad altri artisti prima dei Simple Minds. Keith Forsey aveva proposto la canzone a Cy Curnin dei The Fixx, a Bryan Ferry e a Billy Idol, ma tutti e tre avevano declinato.

Fu proprio Steve Schiff a suggerire di riproporre il brano ai Simple Minds, che alla fine accettarono dopo l'incoraggiamento della loro etichetta americana A&M Records. La svolta arrivò quando Keith Forsey volò a Londra per incontrare personalmente la band.

Il produttore telefonò a Jim Kerr dicendo: "Sono un grande fan della band. Che ne dici se passo qualche giorno con voi?" Fu questo approccio personale a convincere i musicali scozzesi.

Anche Chrissie Hynde, all'epoca moglie di Kerr, li incoraggiò ad accettare la proposta. La registrazione avvenne in sole tre ore in uno studio a nord di Londra, un pomeriggio che avrebbe cambiato per sempre la storia della band.

Durante le session, Jim Kerr aggiunse spontaneamente il celebre finale "la-la-la-la" che divenne uno degli elementi più iconici del brano. Kerr ha raccontato: "Ho detto a Keith: 'Lasciami pensare un paio di giorni e tornerò con qualcosa.

Per ora, farò quello che mi viene in mente.' Ho fatto quella cosa 'la la la', ma alla fine tutti dicevano: 'No, non farai nient'altro. È fatta così'".

Il successo fu immediato e travolgente. Il 18 maggio 1985, "Don't You (Forget About Me)" raggiunse la vetta della Billboard Hot 100, diventando il primo numero uno americano per i Simple Minds.

La perfetta combinazione tra il film di John Hughes e la canzone creò un fenomeno culturale che andava ben oltre il successo commerciale. Il matrimonio tra "Don't You (Forget About Me)" e "The Breakfast Club" fu perfetto.

La canzone è diventata famosa per essere stata utilizzata durante i titoli di apertura e di chiusura del film di John Hughes, accompagnando l'iconico pugno alzato di Judd Nelson che chiude la pellicola. Il video musicale, diretto da Daniel Kleinman, mostrava la band esibirsi in una stanza buia con lampadari, un cavallo a dondolo e televisori che mostravano scene del film.

Paradossalmente, nonostante fosse diventata la loro canzone più famosa, i Simple Minds continuarono a boicottare il brano, tanto che non lo inserirono nel successivo album "Once Upon a Time". Apparve solo nel 1992 nella raccolta "Glittering Prize 81/92".

La band aveva paura di essere etichettata come quella del singolo successo, preferendo che la loro musica originale parlasse per loro. L'impatto culturale di "Don't You (Forget About Me)" andò ben oltre il successo commerciale.

La canzone divenne un anthem generazionale, perfettamente in sintonia con lo spirito degli anni Ottanta e con i temi dell'adolescenza e della ricerca di identità. John Leland di Spin descrisse il brano come "una canzone dance romantica e malinconica, che perciò spezza il ghiaccio sia nei soggiorni che sulle piste da ballo".

Il successo americano aprì definitivamente le porte ai Simple Minds negli Stati Uniti. La band partecipò al Live Aid del 1985 e i loro album successivi ottennero certificazioni platino e multi-platino.

Il brano diede inizio a una striscia di 13 singoli consecutivi nella Top 20 britannica, consolidando la loro posizione nel panorama rock internazionale. Oggi, a distanza di quasi quarant'anni, "Don't You (Forget About Me)" rimane uno dei brani più riconoscibili degli anni Ottanta, con centinaia di milioni di visualizzazioni sui servizi streaming e una presenza costante nelle playlist nostalgiche.

La band continua a eseguirla in ogni concerto, consapevole che il pubblico si rivolterebbe se non la sentisse.

Quello che non tutti sanno

Esistono due versioni diverse di "Don't You (Forget About Me)": quella da 4 minuti e 23 secondi pubblicata come singolo e una versione estesa da 7 minuti e 18 secondi inclusa nella colonna sonora originale. Molte radio americane programmarono solo la versione breve, rendendo quella completa una rarità ricercata dai collezionisti.

Keith Forsey aveva inizialmente registrato un demo vocale che secondo i Simple Minds suonava troppo simile a Richard Butler dei Psychedelic Furs, tanto che la band pensò inizialmente che fosse proprio lui a cantare. Jim Kerr aveva addirittura scritto dei "versi esistenzialisti" alternativi per sostituire il finale "la-la-la", ma alla fine tutti concordarono che l'improvvisazione spontanea era perfetta così com'era.

Il brano ha anche una particolarità contrattuale: i Simple Minds non posseggono i diritti di pubblicazione della canzone, che rimangono a Forsey e Schiff, ma come ha dichiarato Kerr: "Basta guardare quello che abbiamo ottenuto noi".